«Statuto non rispettato nella divisione dei capi»
Perplessità in Partecipanza, l’ex presidente Minelli si rivolge agli uffici regionali «Decisioni assunte dal consiglio, esautorata l’assemblea dei partecipanti»
CENTO. «Nella divisione dei capi appena conclusa, ritengo ci sia stata una grave speculazione unita alla violazione di diversi articoli dello Statuto della Partecipanza agraria di Cento. Le decisioni sono state assunte dal consiglio, mentre è rimasta del tutto esautorata l’assemblea dei partecipanti. Per questo ho inviato un quesito alla Regione». Non ci sta il consigliere di Partecipanza Attiva ed ex presidente della Partecipanza centese Renato Minelli. Tra le minoranze in consiglio, Minelli è tra i 46 capisti che, pur avendo optato per la quota in denaro in sostituzione al capo, hanno rifiutato i mille euro, quale prima delle 4 rate quinquennali, disposta dal governo targato Oliviano Tassinari.
IL CONTROLLO
«La divisione doveva essere fatta in modo diverso, secondo quanto previsto dallo Statuto. Oppure andava modificato prima, dall’assemblea dei partecipanti. Ai tanti che mi stanno chiedendo cosa accade in Partecipanza, credo siano dovute risposte. Per questo mi sono rivolto ai responsabili dei servizi Usi Civici e Riordino Fondiario, Affari Legislativi, Programmazione e Sviluppo locale integrato, e al direttore di Agricoltura, caccia e pesca della Regione, a cui ho esposto mie considerazioni, e a cui ho chiesto risposta». Rientrando nel novero degli enti esponenziali delle collettività, sulla Partecipanza «incombe il diritto e il dovere di autonormazione previsto dalla legge, da esercitare nel rispetto dell’ordinamento giuridico vigente in maniera moderata e trasparente, e con modalità che ne assicurino un’ampia democraticità».
Al contempo, «lo Statuto della Partecipanza – scrive ancora Minelli – è certamente punto di riferimento principale per l’attività amministrativa dell’ente, ma l’utilizzo dell’autonormazione ha, secondo me, aggiunto nuove responsabilità, come è a esempio l’opzione. E questo richiederà una coerente revisione dello Statuto». Per Minelli, le scelte del consiglio rispetto all’iter intrapreso nella divisione dei capi, come la definizione del prezzo del capo e l’uso dell’avanzo di amministrazione per il pagamento degli opzionisti, dovevano ancor prima passare per l’assemblea dei partecipanti.
LA RICHIESTA
«Sono a chiedere alla Regione – ribadisce Minelli – cui spetta il controllo della legittimità sugli atti delle Partecipanze, se non fosse indispensabile e necessario il preliminare consenso dell’assemblea dei partecipanti sulle più importanti scelte che devono assumere gli organi amministrativi come consiglio e magistratura, e anche nel caso di varare nuove norme di gestione e conduzione del patrimonio». L’assemblea è stata « esautorata da ogni decisione, in violazione dell’articolo 55 dello Statuto, in merito all’utilizzo dell’avanzo di amministrazione, e dell’articolo 109 in merito alle procedure per l’assegnazione dei capi. Manca ancora inoltre il piano di recupero. Due concetti basilari e di estrema importanza per la tutela della solidità della proprietà collettiva dell’Ente».
Un esempio: «Per il pagamento dei 200 euro l’anno a capo agli opzionisti, non si potevano né si dovevano toccare le casse dell’ente. Bastava aprire un deposito dove versare i canoni riscossi dagli affittuari, e utilizzarli poi per pagare direttamente i capisti». —
Beatrice Barberini
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