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Meglio il “reddito” sicuro del tirocinio in fabbrica? «No, bisogna imparare»

Meglio il “reddito” sicuro del tirocinio in fabbrica? «No, bisogna imparare»

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Cercasi esperti di digitalizzazione e certificazioni ambientali; ma anche manutentori, magazzinieri, sarte e ogni tipo di figure legate alla ristorazione e al turismo estivo. «C’è estrema necessità di queste professionalità, che nella nostra provincia si stanno rivelando scarse - è l’allarme lanciato da Gian Luigi Zaina, vicepresidente di Confindustria Emilia Centro - Nella mia azienda sto facendo colloqui per assumere 3-4 persone, tra i quali manutentori di capannone e addette alle cuciture: quest’ultima professionalità tra gli italiani è quasi impossibile da trovare». Non è che le difficoltà nel reperimento della manodopera siano legate anche agli stipendi poco competitivi anche nei confronti del reddito di cittadinanza? «Qui si potrebbe aprire un discorso molto ampio - è la riflessione di Zaina - Un tirocinante con un contratto di due-tre anni prende poco meno di mille euro, e un giovane può pure pensare di prendere il reddito di cittadinanza e magari fare anche altro. Ma così non investi sul tuo futuro, perché in azienda ci si forma e s’impara un mestiere. L’ho detto anche a mio figlio: a fare la stagione ai Lidi prendi 1.300 euro mentre al Danieli di Venezia te ne danno magari 500, però la crescita che ti garantisce quest’ultima esperienza non è d’immediata contabilizzazione».

C’è poi la questione delle specializzazioni. Soprattutto in fasi di forte ripresa come quella che si prospetta, servono lavoratori in possesso di doti di manualità, «nel mio settore vediamo tanti standisti, figurinisti, storici della moda, ma le magliaie che ci servono dove sono? Le scuole professionali - conclude l’industriale - devono tornare a sfornare anche queste figure». —

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