Carife, la Corte Ue “gela” le speranze dei ferraresi
I giudici lussemburghesi bocciano il ricorso “gemello” per Banca Marche Polizzi (Fondazione): negato il nesso di causalità, dovremo fare riflessioni
Si allontana forse definitivamente la prospettiva di recuperare parte dei soldi persi dalla Fondazione Estense, e di riflesso dall’intero territorio, a causa del mancato salvataggio Carife nel 2015. La sentenza con la quale la Corte europea ha bocciato il ricorso di Fondazione Marche contro il diniego ad un analogo salvataggio da parte della Commissione Ue, infatti, è una mazzata anche per le speranze ferraresi. «È vero che la nostra situazione era di versa da quella delle altre banche risolte - ragionava ieri pomeriggio Giovanni Polizzi, presidente della Fondazione Estense - e ci sarà modo di valutare bene la sentenza su Marche: ad una prima analisi, tuttavia, sembra che sia stato considerato non valido il nesso di causalità». In sostanza, il tribunale lussemburghese ha deciso che l’orientamento della Commissione Ue di considerare il salvataggio un aiuto di Stato, che la stessa Corte ha di recente bocciato, «se anche ha giocato un certo ruolo nel processo d’istruzione che ha indotto le autorità italiane a decidere la risoluzione di tale banca - si legge - (...) la loro decisione del 21 novembre 2015, di avviare la risoluzione di Banca delle Marche, adottata nell’esercizio delle loro proprie competenze e del loro margine di discrezionalità, restava comunque autonoma, non era influenzata in modo decisivo dall’atteggiamento della Commissione ed era essenzialmente fondata sulla loro constatazione dello stato di dissesto di tale banca, il che costituiva la causa determinante di tale risoluzione». In altre parole, hanno scritto sempre i giudici lussemburghesi, «i ricorrenti non sono in grado di dimostrare in modo giuridicamente adeguato la plausibilità dell’ipotesi controfattuale secondo la quale, in assenza del comportamento asseritamente illecito della Commissione, il Fitd, con l’accordo elle autorità italiane e, in particolare, della Banca d’Italia, sarebbe stato effettivamente in grado di procedere al salvataggio di Banca delle Marche nel novembre 2015».
Questo nel caso Marche, che è per certi aspetti diversi da quello Carife: la banca ferrarese infatti, a differenza di tutte le altre, aveva già a luglio un piano di salvataggio Fitd, tenuto fermo fino al deterioramento delle condizioni della banca a causa dell’opposizione, peraltro mai scritta in un documento, della Commissione Ue. «Se non viene effettivamente riconosciuto il nesso di causalità, dovremo fare riflessioni molto attente sull’opportunità di presentare a nostra volta ricorso» conclude Polizzi: i legali consultati dalla Fondazione avevano in effetti suggerito di attendere l’imminente verdetto su Marche. —
Stefano Ciervo
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