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Tre leghisti ferraresi e i pini: salviamoli, Tomasi intervenga

Appello da parte di Savini, Caprini e Pignatti alla deputata  che è anche vicesindaco «Il piano deve essere rivisto, l’attuale giunta lo ha ereditato» 

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LIDO ESTENSI. Tre consiglieri comunali della Lega di Ferrara contro un progetto urbanistico portato avanti dalla giunta comacchiese, in cui i salviniani giocano un ruolo chiave. È destinata a far discutere la presa di posizione di Francesca Savini, Luca Caprini e Catia Pignatti sul progetto di riqualificazione di viale Carducci, al Lido degli Estensi.

Un piano che nel documento viene definito «eredità della precedente amministrazione» e che prevede l’abbattimento di circa 50 pini marittimi. «Facciamo seguito ai numerosi appelli di diverse associazioni ambientaliste che da mesi sì adoperano con grande impegno e grande determinazione affinché il Comune di Comacchio lo riveda», spiegano Savini, Caprini e Pignati i quali affermano di sottoscrivere «appieno quanto dalle stesse associazioni sollecitato e, a tal proposito, segnaliamo di aver già interessato nei giorni passati, attraverso una email, la parlamentare della Lega Maura Tomasi affinché si schieri apertamente a favore della salvaguardia degli alberi».

duplice posizione

Da notare un particolare dal peso per nulla secondario sulla vicenda e cioè che la Tomasi, oltre che deputata, è attualmente vicesindaco della giunta guidata da Pierluigi Negri.

Savini, Caprini e Pignatti ora la sollecitano «perché intervenga ovunque le sia consentito, posto che la salvaguardia del verde costiero non è questione di esclusivo interesse locale: come il mare è di tutti, così lo sono la costa, le spiagge e le pinete che le adornano». I tre leghisti si dicono «persuasi che la riqualificazione possa avvenire solamente attraverso una attenta valutazione delle specifiche condizioni di ogni singolo albero, tenendo in considerazione l’intervento di abbattimento solo come ultima ed estrema soluzione. Eliminare indiscriminatamente i pini, ed eventualmente sostituirli con altre essenze arboree, sarebbe un atto violento non solo dal punto di vista ambientale, ma anche della identità territoriale». —

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