Pagamenti mancati o in grave ritardo Le imprese contro gli effetti del Covid
Aumenta il ricorso alle agenzie di recupero crediti Situazione leggermente migliore per il settore pubblico
Assicurarsi con una programmazione ad hoc che i clienti paghino più velocemente (34% contro 24% media Italia) e tagliare i costi nei prossimi mesi (32% contro 26% media Italia). A queste misure pensano soprattutto le aziende emiliano romagnole per contenere eventuali problemi di liquidità generati da ritardi o mancati pagamenti da parte di debitori. Queste evidenze emergono dallo European Payment Report (EPR) di Intrum, il principale operatore europeo nei credit services che ha intervistato più di 11.000 imprese di 29 paesi europei.
Imprenditori e manager della regione sono più ottimisti rispetto alla media nazionale su quando finiranno gli effetti negativi del Covid-19 sull’economia: il 51% pensa fra 6 -12 mesi (31% Italia). Il 66% dei manager delle imprese emiliano romagnole intervistati si dice preoccupato per la situazione dei pagamenti nei prossimi mesi. Se rispetto al consumatore finale (B2C) gli intervistati rilevano, in confronto al resto del Paese, una maggiore puntualità nei pagamenti da 10 a 20 giorni (10% contro 3% media Italia) e fino a 30 giorni (28% contro 21%), le cose peggiorano in ambito B2B con un 35% (25% media Italia) che registra l’allungamento delle tempistiche fra 51 e 75 giorni. Leggermente migliore la situazione nel settore pubblico con tempi di pagamento più concentrati nella fascia 31-50 giorni (45% contro 35% media Italia). La tendenza prevalente di manager e imprenditori nella regione per risolvere ritardi e mancati pagamenti è quella di ricorrere alle società di recupero crediti: 34% rispetto al 25% della media nazionale. L’Epr di Intrum ha cercato di indagare anche in quanto tempo manager e imprenditori emiliano romagnoli stimano che la regione possa diventare “cashless”, ossia fare ricorso esclusivamente alla moneta elettronica: secondo il 57% ci si impiegherà 10 anni, ma il 26% è ancora più pessimista e non pensa ci si arriverà mai.
In Italia, oltre 6 aziende su 10 (il 63% delle realtà intervistate) stimano oggi un rischio crescente (e sono maggiormente preoccupate) rispetto alla possibilità di ricevere i pagamenti nei tempi pattuiti. L’European Payment Report (EPR) di Intrum, il principale operatore europeo nei credit services, evidenzia un netto incremento rispetto alla situazione pre-pandemica quando, nel 2019, solo il 25% delle aziende italiane intervistate si riteneva “preoccupata più del solito” per il rispetto dei tempi di pagamento da parte dei committenti. A livello europeo, un terzo dei 11.000 manager e imprenditori ascoltati da Intrum in 29 Paesi, hanno affermato che i ritardi nei pagamenti impediscono la crescita e ben il 70% pensa che pagamenti più rapidi da parte dei debitori consentirebbero alle aziende di investire in sostenibilità e innovazione digitale.
«A tutti i livelli – ha commentato Antonio Rabossi, Operations Director di Intrum Italy – le aziende sono concordi nel ritenere la sana gestione del credito l’elemento chiave per la ripresa economica nella fase post-pandemica. Una sana gestione del credito investe l’impresa di un ruolo sociale: per il 67% delle aziende italiane (69% in Europa) che abbiamo intervistato, il pagamento dei fornitori nei tempi concordati è una delle componenti della responsabilità sociale d’impresa».
Nel 2021 i manager delle imprese italiane sono meno pessimisti rispetto al media europea: 62% contro il 67%. La situazione si è “ribaltata” non solo rispetto al critico 2020 travolto dalla pandemia, quando l’83% degli intervistati italiani si aspettava la recessione a fronte del 56% di media europea, ma anche rispetto al 2019, quando il 76% degli intervistati italiani pensava che la recessione fosse imminente contro il 28% della media europea. —
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