Ampliamento discarica Crispa I residenti contro il progetto
Sono previsti undici ettari con nuovi impianti di trattamento dei rifiuti Il Comitato Tresignana-Copparo-Jolanda scrive: «I sindaci tutelino la salute»
copparo. Il progetto di ampliamento della discarica Crispa non poteva che suscitare reazioni contrastanti e aprire il tavolo delle discussioni. Ed è in quest’ottica l’intervento del “Comitato per vivere meglio” di Tresignana-Copparo- Jolanda.
«Abbiamo visto nascere per primo la discarica Crispa - scrivono - che rappresenta il mezzo più impattante per lo smaltimento dei rifiuti. In particolare in siti come quello di Jolanda, situato sotto il livello del mare e con la falda superficiale a pochi centimetri dal piano di campagna. Era piccola e in aperta campagna, come stabilisce il testo unico delle leggi sanitarie. Ora apprendiamo dalla stampa che la Crispa diventerà di 11 ettari con nuovi impianti di trattamento dei rifiuti. Il 3 febbraio l’Arpae aveva rilasciato, alla società che la gestisce, una autorizzazione integrata ambientale per una nuova biogas nel “polo industriale e ambientale Crispa” in territorio di Copparo. Ora la Crispa non è più isolata in aperta campagna ma un gigante di undici ettari tra due comuni (Jolanda e Copparo). L’abitato di Ambrogio di Copparo è a un tiro di schioppo di là della gran linea».
«Negli anni recenti (2017- 2021) abbiamo visto insediarsi (ai confini di Tresignana, Copparo e Jolanda) la biogas di Tresignana e ora l’altra di Copparo. Poi 10 mila bovini e 600 mila polli in distinti allevamenti a Jolanda. Nel frattempo gli abitanti dei tre comuni sono diventati 16.000 a Copparo; 7.000 a Tresignana e 3.000 a Jolanda e per questo è venuto meno lo spazio per isolare in aperta campagna i citati impianti che ora sono a ridosso delle case. Vedi il caso dei 600mila polli che, pur in territorio di Jolanda, sono a 350 metri dalle case di via Rossetta (Tresignana)».
«Rileviamo che l’Arpae ha accertato, con i sopralluoghi dell’1 e 6 luglio 2020, puntuali “forti odori di pollina” e di “sostanza organica” - aggiungono i membri del Comitato -; pertanto i sindaci – quali primi responsabili della salute dei cittadini – non devono anteporre il “benessere animale” negli allevamenti al benessere dei loro concittadini. “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” chiude la nota rivolta ai primi cittadini dei Comuni interessati. —
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