La Nuova Ferrara

Ferrara

dopo la bocciatura della graduatoria 

Ricorso case popolari «Donna in difficoltà messa alla gogna dal sindaco»

S.C.

La consigliera Ferraresi attacca Fabbri per un post: ha rilevato il nome di una madre entrata nel programma di alta protezione 

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Coda polemica per lo scontro sulla graduatoria delle case popolari, che il tribunale di Ferrara ha deciso d’invalidare accogliendo i ricorsi di due donne straniere rimaste escluse dalle assegnazioni. La consigliera Anna Ferraresi accusa il sindaco Alan Fabbri di aver «messo alla pubblica gogna» una delle due ricorrenti, pubblicando nome e cognome sulla sua pagina Fb, vista in particolare la storia molto complessa della donna, ospitata in un centro per donne in difficoltà ed inserita «in un programma di alta protezione». Per l’ex leghista, inoltre, l’opposizione del Comune ai provvedimenti delle magistratura rischia di «riflettersi negativamente sull’intera comunità ferrarese».

Fabbri ha pubblicato i nomi delle ricorrenti nel post con il quale difende la scelta di privilegiare la residenzialità storica per l’assegnazione delle case popolari, criterio bocciato dal tribunale, e di resistere in appello. Se la prende con le ricorrenti, «ecco come queste persone, che abbiamo aiutato e continuiamo ad aiutare, ripagano la generosità dei ferraresi», aggiungendo «pensate che una di queste non rispetta nemmeno il requisito di tre anni di residenza della Regione Emilia Romagna. Ma pretende un alloggio popolare».

Una delle donne in questione, afferma Ferraresi nell’interpellanza, «è una mamma di due cittadini italiani che a differenza di ciò che dichiara il sindaco, non gode e non ha mai goduto dei servizi sociali del Comune di Ferrara, non è stata aiutata dai sindacati e ha la necessità di massima tutela e protezione per la situazione delicata in cui si trova». La donna, continua l’interpellanza, è sposata con un connazionale che l’ha abbandonata dopo il ritorno in patria della famiglia, portando via i figli piccoli, soldi e documenti; lei torna in Italia, sfugge ai parenti, entra in contatto con il Centro donna giustizia di Ferrara e, dopo aver mosso ministeri e presidenza della Repubblica, riesce a far tornare i due bambini. Ha il permesso di soggiorno e i documenti di non possidenza, ma non essendo residente in regione da almeno tre anni è finita 680esima nella graduatoria.

Ferraresi si rivolge anche alle assessore Cristina Coletti e Dorota Kusiak, «è stata calpestata la dignità di un essere umano, di una donna, di una mamma, di una persona in grave difficoltà». —

S.C.

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