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Bus all’idrogeno o elettrici? Ferrara ora deve scegliere

Stefano Ciervo
Bus all’idrogeno o elettrici? Ferrara ora deve scegliere

Il Comune ha “fermato” 16 milioni di fondi nazionali per la nuova tecnologia L’Agenzia della mobilità: c’è tempo per valutare, resta l’alternativa elettrica

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Elettrico o idrogeno? Uno dei dilemmi, forse il principale, della transizione ecologica ormai in rampa di lancio passa per i bus da comprare a Ferrara. La giunta comunale nei giorni scorsi ha rispettato la scadenza per partecipare al Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, “fermando” così il cospicuo finanziamento destinato al capoluogo per il rinnovo sostenibile del parco bus, e ha confermato l’acquisto dei mezzi a idrogeno con l’impegno quindi a mettere in piedi una nuova filiera tecnologica. La decisione definitiva arriverà però solo tra uno o due anni, e i dubbi che emergono dall’Agenzia per la mobilità, propensa a non scartare l’alternativa dei mezzi elettrici, forse meno problematici nella gestione, dimostrano che la questione è ancora tutta aperta.

caccia ai milioni

In forza del Piano urbano della mobilità sostenibile approvato già a fine 2019, il Comune di Ferrara si è candidato a finanziamenti per il rinnovo della flotta bus con «vetture elettriche, a metano e a idrogeno». Con i primi soldi, in questo triennio, sono stati opzionati 7 bus elettrici di tipo Opportunity e 4 mezzi urbani ibridi-metano, con relativi impianti di rifornimento, da trasferire poi a Tper. Ci sono però finanziamenti anche più corposi per le annualità dal 2023 al 2033, per la quale a Ferrara, come riparto delle risorse nazionali, sono destinati 16,5 milioni di euro. La scheda tecnica del progetto doveva essere inviata al ministero entro la scorsa settimana, così il Comune ha messo per iscritto due linee d’intervento. Si tratta dell’acquisto di 12 bus a idrogeno, con la relativa costruzione di una stazione di rifornimento d’idrogeno; e di 45 bus a metano, ibridi e non. L’impianto a idrogeno dovrebbe essere realizzato nel 2024, anno di acquisto dei primi tre bus con quelle caratteristiche, mentre gli altri 9 sono previsti l’anno successivo e solo nel 2029 saranno disponibili i soldi per comprare i mezzi a metano.

La scelta del nuovo paradigma tecnologico, insomma, è quella più ravvicinata.

sulla bilancia

«La stazione di rifornimento la faremo sicuramente nella sede Tper di via Trenti - spiega Michele Balboni, direttore dell’Agenzia della mobilità - ma c’è ancora un po’ di tempo per valutare bene tutto. L’idrogeno è una tecnologia ancora poco sperimentata, ci sono anche elementi di preoccupazione in relazione alla sicurezza, e c’è da capire anche come viene prodotto il propellente: se in maniera del tutto green, oppure utilizzando fonti non rinnovabili». Le perplessità che emergono da queste parole sono in parte dovute, probabilmente, alle incognite relative alla gestione in sicurezza dell’idrogeno, che in un’azienda come Tper coinvolgerebbero non solo i manutentori ma anche gli autisti e, potenzialmente, pure i passeggeri.

Probabilmente per questo motivo «bisogna tenere in considerazione anche l’alternativa dell’elettrico, già sperimentato - sottolinea Balboni - nel caso in questo lasso di tempo non si fosse consolidata la tecnologia dell’idrogeno». —

Stefano Ciervo

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