Don Lino dona tre opere di Cinti all’intera comunità copparese
Il sindaco: «È stato un atto davvero di grande generosità. Saranno esposte nella sala del Comune»
copparo. Storie familiari che si intrecciano con la storia dell’arte, coronate da un gesto di grande generosità come la donazione al Comune, dunque alla comunità, di opere private. Don Lino Faggioli, particolarmente legato alle sue origini copparesi, ha deciso di donare all’amministrazione comunale di Copparo tre fra dipinti e disegni di Italo Cinti, protagonista nel maggio scorso della mostra “Italo Cinti. Un artista copparese nel’900”.
le motivazioni
«Ho scelto di donare queste opere alla municipalità – ha spiegato –, con l’intento di incrementarne il patrimonio artistico e con lo scopo di consentire anche ad altre persone di poterle fruire».
Ognuno dei quadri rappresenta un autentico scrigno di ricordi per il parroco. “A galla di luce”, un disegno a china su carta, gli venne dedicato dall’artista il 28 maggio 1967: nel giorno in cui celebrò la sua prima messa. Più indietro nel tempo, al 21 maggio 1942, risale “La ruota dell’arcobaleno” (Val di Sole 1920), olio su tavola che venne regalato in occasione delle nozze ai genitori di don Lino. Il padre, Mario Faggioli, ricevette in segno della grande amicizia che lo legava all’artista il volto di Cristo in croce, disegno a china azzurra su carta, realizzato su un cerchio di 39 centimetri.
A don Lino sono andati i ringraziamenti del sindaco, Fabrizio Pagnoni, e della vicesindaca con delega alla cultura, Franca Orsini. «È stato un atto davvero di grande generosità separarsi da opere che, oltre al valore artistico, racchiudono ricordi molto cari e personali. Saranno conservate alle pareti della sala nella quale trovano già spazio tutti i pezzi della collezione Cinti, che in tal modo si arricchisce e impreziosisce. Il nostro intento è di mettere in disponibilità della comunità le opere di proprietà municipale e dunque di tutti i copparesi».
l’artista
Italo Cinti nacque a Tamara il 3 maggio 1898. Inserito stabilmente nell’ambiente artistico bolognese, aderì al cosiddetto Secondo Futurismo. Elaborò una personalissima ricerca stilistica, in cui emergevano singoli elementi ascrivibili al movimento, ma sublimati in una dimensione di rara capacità inventiva, assolutamente autonoma e originale. La sua produzione artistica si alternò alla docenza e alle rilevanti attività di scrittore, giornalista, critico d’arte e conferenziere, per le quali viene ricordato come esimio conoscitore di pittura moderna e contemporanea. Morì il 28 giugno 1968 a Casalecchio di Reno. —
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