Pariali lancia il sasso «Sono io il vero civico»
portomaggiore. «C’è il centrodestra, il centrosinistra e poi c’è Aurelio Pariali». Che, attenzione, non è ufficialmente candidato a sindaco alle prossime elezioni amministrative, ma si dice pronto a sostenere la coalizione che sposerà almeno cinque punti ritenuti da lui fondamentali. Altrimenti andrà vanti da solo. «Voglio tornare a sognare per Portomaggiore – ha detto senza troppi giri di parole Pariali –. In questi anni sono rimasto alla finestra e ho visto spostamenti da una parte all’altra, giochi di partito che troppe volte hanno lasciato fuori i veri protagonisti: i cittadini. Sono un socialista senza partito e un cattolico senza chiesa. Sono un civico, lo sono da anni e non mi sono mai spostato. Ho fatto il sindaco per due mandati e so bene come funzionano le cose. Quando si viene eletti si deve solo saper ascoltare, stare nelle piazze, parlare con la gente».
la provocazione
Il centrosinistra ha scelto Daria Bernardi e non Alessandro Vacchi, come qualcuno sperava. Il centrodestra si sta ancora confrontando, «ma il mio ex vicesindaco sarà con loro. Io invece resto dove sono e se non troverò una collocazione tenendo sempre la mia indipendenza, andrò avanti con la mia lista e mi rimetterò in gioco».
Insomma, Pariali vuole fare la differenza: «La mia è una sorta di provocazione, ma fino a un certo punto. Sono rimasto fedele negli anni alla mia idea di politica, sono per una lista civica “pura” e riparto da lì. Quello che serve è una colazione ampia, perché solo così questo paese può andare avanti ma bisogna conoscere bene quelli che sono i valori del compromesso».
Rifiuti, integrazione, scuola, sport e cultura: Aurelio Pariali ha già messo nero su bianco quelli che sono i suoi obiettivi, «e ne ho già parlato con tutti, naturalmente. La mia è una scelta consapevole e maturata nel tempo. Metto sul piatto la mia esperienza, sono stato sindaco una volta e riconfermato la seconda perché, evidentemente, abbiamo lavorato bene. Sono pronto al confronto, anche pubblico, perché come sempre ci metto la faccia». —
Annarita Bova
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