Confermato l’ergastolo Risarciti i due enti pubblici
In Appello non cambia la sentenza per Cervellati che uccise la 34enne nel 2019 Riconosciuto il danno ai genitori della vittima e ai Comuni di Copparo e Riva del Po
COPPARO. La Corte d’Assise di Appello di Bologna ha confermato l’ergastolo per Saverio Cervellati, l’imprenditore copparese che la mattina del 24 agosto del 2019 uccise con colpi di mattarello alla testa per motivi di gelosia la sua dipendente Cinzia Fusi di Cologna, con la quale aveva instaurato da qualche tempo una relazione. Una tragedia che colpì due comunità e due territori comunali, quello di Copparo e quello di Riva del Po. E così l’altra notizia importante della sentenza di ieri è la conferma anche del risarcimento economico ai genitori della vittima ma anche alle due amministrazioni comunali, ritenute danneggiate da questo omicidio.
LA NUOVA SENTENZA
Cervellati, 56 anni, titolare del negozio Spendibene di Copparo nel cui retro è avvenuta la tragedia, lo scorso 19 ottobre nel Tribunale di Ferrara era stato condannato all’ergastolo. Ma da subito il legate di Cervellati, l’avvocato Elisa Cavedagna, aveva preannunciato ricorso in Appello, motivandolo anche per il fatto che la sentenza di un caso così delicato fosse arrivata troppo in fretta.
Ieri, però, la Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha confermato praticamente in toto la sentenza in primo grado, dunque ri-condannando all’ergastolo l’imprenditore copparese. Ma il legale della famiglia della giovane di Cologna, Denis Lovison, sottolinea un altro aspetto importante della nuova sentenza, quello economico: «Come già riconosciuto in primo grado - commenta -, è stato confermato il risarcimento ai genitori di Cinzia con una provvigionale di 150mila euro». Risarcimento che riguarderà tra i familiari solo i genitori, non la zia e la cugina precedentemente inserite, in quanto non è stato riconosciuto il legame diretto.
E come detto, l’altro aspetto particolare è poi il risarcimento ai Comuni di Copparo, dove è avvenuta la tragedia, e Riva del Po dove la 34enne abitava con i genitori: «Sono soddisfatto per questo aspetto della sentenza - aggiunge Lovison -, perché il risarcimento poteva essere revocato o comunque non riconosciuto. Credo sia importante che riguardi anche gli enti pubblici, perché le amministrazioni sono inevitabilmente coinvolte in vicende di questo tipo, specie Copparo e Riva del Po, Comuni che seppur piccoli hanno mostrato da subito grande attenzione al tema della lotta contro la violenza contro le donne».
Relativamente al risarcimento, detto della provvigionale di 150mila euro, il danno sia per i genitori della vittima che per i due enti pubblici sarà da quantificare in un separato giudizio civile.
«PUNITO ATTO CRUDELE»
Soddisfatto della sentenza anche il primo cittadino copparese: «Abbiamo confidato nella giustizia - commenta Fabrizio Pagnoni - e possiamo dirci soddisfatti del pronunciamento della Corte d’Appello, che ha confermato l’ergastolo per il femminicidio di Cinzia Fusi. Ogni valutazione è rinviata alla prossima presa visione della sentenza, ma ciò che più ha importanza è che venga punito un atto crudele, disumano, come quello che ha tolto barbaramente la vita a una giovane donna. È inoltre stata confermata, in qualche modo facendo giurisprudenza, la regolare costituzione del Comune come parte civile, con il riconoscimento del danno, che potrà essere risarcito con separato giudizio civile. Non è il risarcimento al centro della scelta che ci ha visti prendere parte a questo percorso giudiziario, bensì la volontà di essere, convintamente e concretamente al fianco di Cinzia e della sua famiglia. In tal senso, questo verdetto è importante per la comunità, che deve essere unita, granitica, nella difesa della dignità e della vita umana, nel respingere ogni atto di violenza, nel coltivare la cultura del rispetto, prevenendo tragedie come quella che ha spento l’esistenza di Cinzia». —
Davide Bonesi
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