Ecco il conto della giustizia Il re delle truffe sconterà 17 anni e mezzo di condanne
Stefano Tarascio ieri in tribunale per raggiri con le carte di credito E il giudice fa la somma delle pene accumulate in tutti i processi
Il caso
Ieri mattina gli ennesimi processi: uno per truffa, l’altro per peculato, delle centinaia che lo hanno già visto imputato. E così, condanna dopo condanna, il re delle truffe (nulla di cui vantarsi, si intende, visto che i raggiri vedono come vittime ignari cittadini che si vedono usare le proprie carte di credito), che all’anagrafe giudiziaria fa Stefano Tarascio, 32 anni, ha accumulato la bellezza di 17 anni e 3 mesi di pene da scontare. Lui è in carcere, e ci resterà a lungo, dunque, e i processi che di volta in volta arrivano in aula riguardano il suo recente passato.
E le condanne che ha accumulato vanno dal 2014 in poi – secondo il casellario che appara ogni volta agli atti –, portano al cumulo pene di 17 anni e passa, più diverse decine di migliaia di multa da pagare. Tra le decine e decine di processi per truffa, spicca il processo che indica quale sia la sua predisposizione alla illegalità criminale: il processo discusso ieri per peculato, perché tra maggio e giugno del 2018, (quando era ancora libero) lavorava come addetto alle consegne per una ditta di spedizioni: bene, in questo ruolo, assimilato a incaricato di pubblico servizio (da qui l’accusa di peculato), pensò bene di intascarsi quasi 3. 000 euro della vendita di un bene recapitato, dicendo poi alla ditta di spedizioni di non aver trovato il destinatario e che la merce era stata riposta di nuovo in magazzino. Invece si intascò tutto. Il processo davanti al giudice Caucci è stato rinviato al 19 gennaio 2022 (e rischia parecchio visto il reato). Mentre per l’altra truffa messa a segno ai danni di una cittadina di Roma, per aver usato i codici della sua carta di credito per pagare biglietti del treno e altro per quasi 500 euro (questa è una specializzazione di truffa che condivida con moglie e parenti), il processo è stato annullato ( “non doversi procedere”) perché la vittima della truffa ha rimesso la querela essendo stata risarcita. Restano però tanti altri processi – rammenta il suo difensore, Filippo Sabbatani – che ogni volta che si ritrova in aula a difenderlo, gli viene rammentato dai giudici stesso quel fine pena tra 17 anni. –
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