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il processo dopo il blitz 

In casa in via Bologna il market della cocaina Stangati i trafficanti

In casa in via Bologna il market della cocaina Stangati i trafficanti

Il fratello del boss degli Arobaga patteggia 3 anni e mezzo Pene anche per i suoi pusher, droga e soldi nel frigorifero  

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Hanno patteggiato pene dai 3 anni e 10 mesi fino ai 2 anni e 4 mesi, per la succursale della droga che aveva impiantato in un appartamento della zona di via Bologna dove abitavano, con la famiglia Odianose: un cognome importante nel panorama criminale della città, perché Ubeba, Anthony Lucky Odianose è uno dei capi del clan mafioso degli Arobaga.

La droga nella casa

Nella casa dove i carabinieri fecero il blitz trovando cocaina e soldi (quasi un etto e 8. 000 euro nascosti nel frigorifero) c’erano il fratello di Ubeba e la moglie (arrestata allora, scagionata e poi archiviata perché non sono emersi riscontri di un suo coinvolgimento nel traffico di droga).

Lui, Ubeba, da tempo è in carcere: prima per l’agguato di via Morata (quello del machete, per tentato omicidio), ora per associazione mafiosa legata al clan degli Arobaga. Il processo che si è concluso ieri mattina in tribunale non lo riguarda, ma il fratello e i suoi pusher, sì.

Quattro cittadini nigeriani accusati di traffico di droga, il nuovo traffico che si è era spostato dalla Gad nella nuova succursale della zona di via Bologna, più tranquilla e senza controlli (apparentemente), poiché da tempo anche questa zona era e viene tenuta monitorata. Anche quel giorno, di fine luglio dell’anno scorso, quando i carabinieri fermarono un pusher di strada con la cocaina addosso: poi, la perquisizione (anche supportato da altri riscontri sul traffico segnalato) nella casa di via Camice Rosse, dove vennero trovati droga e soldi. Un traffico a gestione familiare, nella casa che secondo le ipotesi investigative era diventata una centrale del traffico di droga nella zona. Del resto il pusher di strada fermato (non per caso) mentre ingoiava palline di cocaina, 8 grammi pronti per essere venduti, portò i carabinieri alla casa dove trovarono il fratello di Ubeba, la moglie e altri parenti stretti. Nelle loro camere e nel frigorifero della donna c’era la droga e il fai da te per confezionarla: bilancino, materiale per confezionare e telefoni cellulari.

Resa dei conti

Ieri la resa dei conti davanti al giudice, su richiesta della pm Isabella Cavallari che ha accolto i patteggiamenti delle pene richiesti dai difensori dei 4 nigeriani a conclusione dell’inchiesta che ha messo in luce un altro spaccato dello spaccio di droga in città. –

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