Sanità da potenziare e farmaci per tutti Ricordando Genova
Calamai (Asl) e Agnoletto (ex leader del Genoa Social Forum) ieri a confronto a Spazio Grisù L’obiettivo comune: evitare il ripetersi di una pandemia
In occasione del Festival dei Diritti ieri si è trattato del tema “Il diritto globale alla salute”, uno degli argomenti che furono al centro dei movimenti sociali attivi al G8 di Genova nel 2001.
Due visioni di intendere la sanità, diversi ma non inconciliabili, quelle dei due protagonisti intervenuti al Factory Grisù: Monica Calamai, direttrice generale dell’Asl di Ferrara, e Vittorio Agnoletto, medico e attivista, già portavoce del Genova Social Forum vent’anni fa.
«Partendo dall’esperienza di Genova e da ciò che allora si chiedeva, sembra quasi che non sia cambiato nulla a livello nazionale e mondiale – ha esordito Agnoletto –. Si contestava un mondo dove la ricchezza era ed è tenuta da una fetta ristretta della popolazione globale. Mentre i brevetti per la produzione di farmaci e di vaccini, anche nel caso di quelli contro il Covid-19, non possono essere detenuti dalla case farmaceutiche che così facendo creano, volontariamente, una mancanza di produzione delle dosi per i Paesi che non possono permettersi di pagarli».
Partendo dalla presentazione di Donne Protagoniste, una community nazionale che ragiona sulla modernizzazione della sanità italiana, Calamai ha tratteggiato la sua posizione: «Da una parte abbiamo una medicina comunitaria che deve essere sviluppata e una medicina del territorio che deve farsi carico della cronicità delle malattie. Dall’altra però – ha aggiunto la dirigente dell’Asl estense – abbiamo una medicina innovativa e personalizzata che fa la differenza, che può salvare o almeno migliorare una vita: è qui che i governi devono investire, rendendo ciò che è innovazione un bene comune».
Alla fine della conferenza si è raggiunto comunque un punto d’intesa, partendo da un ragionamento: si poteva e si può fare di più, a livello politico per la sanità pubblica, con l’obiettivo di evitare un ripetersi di situazioni simili all’attuale pandemia, cercando soprattutto di collaborare e avere una guida comune e ben direzionata a livello europeo. —
Antonio J. Palermo
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