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Il “caplàz” apre in sicurezza Marrara alza bandiera bianca

Maurizio Barbieri

Bellodi (Nuova Aurora): l’obbligo  “verde” ha risolto tutti i dubbi Toschi: il Villaggio dei Sapori con rane, anguille e lumache non ha abbastanza spazi  

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Il Green Pass spacca le sagre. Alcune di queste vedono positivamente l’introduzione di questo sistema, per altre in vece i problemi all’orizzonte si moltiplicano e quindi decidono di abbassare la saracinesca.

Toni differenti dunque tra l testimonianze raccolte. «Se prima del Green Passa nutrivamo qualche dubbio se fare o meno la sagra dal caplàz – spiega Veber Bellodi, dirigente della Nuova Aurora che organizza la kermesse culinaria – direi che con la sua introduzione abbiamo risolto i dubbi. Ora è chiaro. Potranno entrare coloro i quali potranno esibire la certificazione dell’avvenuta vaccinazione, fermo restando le altre regole ovvero la misura della temperatura all’entrata e il distanziamento interpersonale. E così dall’11 al 14 settembre potremo svolgere la nostra sagra in tutta sicurezza».

Di diverso avviso invece Edoardo Toschi della sagra dedicata a rane, lumache e anguille. «Ci tenevo tantissimo a fare la sagra nel nostro Villaggio dei Sapori a Bova di Marrara anche perché questa edizione sarebbe stata la numero trenta ma dopo aver saputo dell’introduzione del Green Pass ho deciso non farla. Il motivo? Noi abbiamo spazi sia al chiuso che all’aperto quindi dovrei dividere le persone in base al certificato di vaccinazione. Chi ne è in possesso può entrare, chi invece ne è sprovvisto deve rimanere fuori. Una situazione a mio avviso difficilmente gestibile e quindi a malincuore ho deciso di non fare nulla. E dire che volevo fare qualcosa di speciale per questa ricorrenza e avevo preso contatto anche con il complesso I Nomadi».

Ma c’è anche chi ha deciso di chiudere i battenti indipendentemente dal Green Pass. Si tratta della sagra della miseria di Ro che dopo lo stop imposto lo scorso anno dal Covid, chiuderà.

«Non faremo più la nostra sagra – afferma a malincuore da Bellaria, dove si trova in vacanza, Manlio Bergamini, che 25 anni fa è stato tra i fondatori della fortunata manifestazione che aveva lo scopo di proporre i cibi di una volta. Ci sono state fatte promesse poi non mantenute da parte dell’attuale amministrazione e inoltre non potevamo più utilizzare la nostra struttura, e quindi abbiamo deciso di chiudere. Gli utili andavano alla società sportiva Roese che da un paio di stagioni ha cessato la propria attività dopo oltre cinquant’anni e io sono stato tra i fondatori anche della società sportiva, perciò il rammarico per il sottoscritto è doppio, ma non c’è altro da fare che prenderne atto. Tanta fatica, tanti i sacrifici sia per il calcio che per la sagra per finire così. Mi viene da piangere» . —

Maurizio Barbieri

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