Morto in strada, svolta da un testimone «Ho visto volare dall’alto quell’uomo»
Sarebbe un gesto volontario, verifiche in corso. Resta per Polizia e pm l’ipotesi dell’omicidio stradale. La verità dall’autopsia
Daniele Predieri
Impiegano tutta la mattinata a controllare ogni angolo di strada, verificare possibili visuali delle telecamere in zona Gad, attorno all’area tra le vie Ticchioni-Battisti e via Cassoli. Gli ispettori della squadra mobile, cercavano, come ipotesi, un furgone, un grosso mezzo che ad alta velocità fosse entrato o uscito, nei fotogrammi: il mezzo pirata che potrebbe aver investito e ucciso in via Ticchioni, Mikel Gjini, 38 anni, albanese, in città da diversi anni dove faceva il muratore, moglie e figli in Albania, e parenti a Ferrara, sorella e cugino. Un’ipotesi che tuttavia è stata messa in secondo piano, in tarda mattinata dalla possibile svolta investigativa del caso: un testimone si è presentato alla Polizia dicendo «Ho visto volare a terra quell’uomo».
Insomma, quella di Mikel Gjini sarebbe stata una morte volontaria, lanciandosi dal palazzo di via Ticchioni dove abitava.
Testimone sotto choc
Il testimone, un 30enne ferrarese, era in auto nei pressi di via Ticchioni venerdì attorno alle 19, quando avrebbe visto il corpo di Mikel cadere dall’alto a terra, dopo essersi lanciato, forse dal tetto, da un cornicione (il testimone non ha visto la prima fase della caduta, ma solo quella finale e drammatica). Ha riferito di aver visto subito persone attorno all’uomo, di non essersi fermato per questo e non aver chiamato i soccorsi perché sotto choc: una notte intera di silenzio fino alla tarda mattinata di ieri, quando dopo aver letto i giornali e dell’ipotesi dell’omicidio stradale – dell’investimento del mezzo pirata che avrebbe ucciso Mikel – si è deciso a raccontare ciò che dice di aver visto. Sulla sua testimonianza – importante e fondamentale – sono in corso verifiche da parte della Squadra mobile, anche perché questa segnalazione sarebbe confortata da tanti riscontri compatibili: le lesioni sul corpo, tantissime fratture e quella lesione costale che potrebbe stata causata dalla perforazione delle ossa della gabbia toracica.
Una morte volontaria, dunque, che viene indicata dagli inquirenti come dovuta allo stato di depressione dell’uomo. Che proprio ieri sarebbe dovuto tornare in patria, in Albania, dove lo aspettano moglie e due figli piccoli. Occorre dire, tuttavia, che sulla svolta, la testimonianza raccolta in questura nella tarda mattinata, sono in corso verifiche e comunque l’autopsia e la perizia tossicologica sul corpo di Mikel che saranno eseguite da domani dovranno dare conferma o meno a questo.
Indagini in corso
Rimangono i dubbi per gli inquirenti – pm Isabella Cavallari e Squadra mobile – per questa morte che in un primo momento era stata attribuita ad una possibile aggressione violenta, e solo dopo il sopralluogo del medico legale – in assenza delle indicazioni fornite ieri alla Polizia dal testimone chiave sul «volo dall’alto» – era stata indirizzata sul possibile omicidio stradale, l’investimento e poi la fuga del pirata: ipotesi che in attesa dell’autopsia, non viene ancora scartata. –
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