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Rabbia e speranze Il green pass divide bar e ristoranti: e poi chi controlla?

Giovanna Corrieri
Rabbia e speranze Il green pass divide bar e ristoranti: e poi chi controlla?

«È la mazzata finale, avanti così è chiudiamo del tutto» «Ho perso amici per il Covid, è una misura per uscirne»

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Reazioni da categoria vessata: baristi e ristoratori ferraresi stringono i ranghi dopo il via libera al Green Pass per la consumazione ai tavoli al chiuso dei locali. La novità scatterà entro un paio di settimane ma già spunta la preoccupazione di perdere clienti, il rifiuto di dover «fare da controllori», la rabbia per «una bastonata che non andava data in questo momento: specie al mare si puntava su agosto per riprendersi». Si consola solo chi, giudicando la propria clientela perlopiù vaccinata, pensa di poter alzare le spalle, per ora.

«A noi personalmente non importa – dice Luca Dall’Olio, titolare dell’osteria “Il Frantoio”, di via Baluardi – la nostra clientela appartiene agli over 40, perlopiù vaccinati. Rimane il fatto che la nostra categoria ci va sempre di mezzo: siamo luoghi aperti al pubblico, a ingresso libero, e in questi casi dover chiedere il Green Pass è davvero allucinante».

«Obbligo assurdo», dicono nella pizzeria “Pulcinella”, calcolando quanti clienti in meno già possono entrare nel locale avendo distanziato i tavoli. Concorda Andrea Cavallina (La Romantica): «Siamo un luogo sicuro, ci sono i protocolli e tutte le misure che conosciamo. Come faremo a controllare tutti? Rischia di diventare solo una perdita di tempo e un disservizio nei confronti dei clienti, con il rischio di perderne una fetta». A Michelangelo Fancello (Il Ciclone) «sono morti clienti, alcuni amici sono salvi per miracolo: se si vuole debellare il Covid-19 qualcosa bisogna fare… ma ci sono cose che non riesco a capire, come fare gli Europei, permettere gli assembramenti. A noi ora l’obbligo del Green Pass, ma chi controlla? Mi servirà una persona che si occupi di questo».

Una norma dopo l’altra

I bar tirano un sospiro di sollievo, il bancone è salvo: «Diversamente saremmo diventati matti», dicono dal Bar Ariosto di Piazza Ariostea; al Caffè Vienna di via Bologna, «mi auguro di non perdere clienti: da quanto ho capito chi ci frequenta è vaccinato».

«C’è sempre una norma nuova – sospira Alessandro Carli (La Barcaccia di Comacchio) – Siamo già stati chiusi più di un anno con tutte le difficoltà del caso. Siamo arrabbiati e facciamo fatica anche a trovare le parole». Dalla Trattoria Angolo D’Oro, di Copparo, dicono che «come è libero il vaccino dovrebbe essere libero l’ingresso al ristorante» e all’Antica Osteria Da Cencio di Claudia Chierici, «è una scocciatura ma sarebbe peggio chiudere».

Sollevano punti di riflessione rispetto alla misura le associazioni di categoria: «Se serve per non chiudere allora diciamo non c’è alternativa, è una posizione a cui siamo obbligati nonostante non ci faccia piacere il Green Pass per bar e ristoranti – è l’esordio di Matteo Musacci, presidente provinciale di Fipe Confcommercio – Nei fatti siamo però di fronte a un testo che non esiste: non sappiamo se chi lavora in un pubblico esercizio debba essere vaccinato, e un terzo degli italiani non ha ancora fatto la prima dose. In più l’onere della prova è a carico del gestore che non può farsi controllore: difficile verificare la veridicità di tutti i Green Pass, che è data dalla lettura dei Qr, ma non abbiamo lettori di Qr a disposizione. L’onere deve cadere tutto sul cliente».

Perplesso anche il presidente provinciale Fiepet Confesercenti, Claudio Peretti: «La misura ci preoccupa, agosto era il momento per riprendersi. Bisognerà vedere come fare i controlli, perché potrebbe essere una perdita di tempo non indifferente, e comunque è una misura che fa terrorismo: se arriva una comitiva e qualcuno non ha il Green Pass? Si perde la comitiva; ma anche le famiglie: magari i genitori sono vaccinati e i piccoli no, quindi ci sarebbe una spesa per l’eventuale tampone. Hanno sbagliato il timing, sotto agosto compromette la stagione». —

Giovanna Corrieri

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