Operaio morì per amianto killer Adesso si valuta la superperizia
Dopo 5 anni di confronto, solo il 21 settembre si saprà la verità Il giudice deciderà se emettere la sentenza oppure ordinare una nuova consulenza tecnica
La prima udienza in tribunale risale al dicembre 2016, processo per lesioni. Ma poco prima della sua apertura, Giampaolo Brugioni, 66 anni, di Reno Centese, operaio della Baltur di Cento e altre aziende di Ferrara, la Riva Mariani e la Soimi, morì e da allora si procede per omicidio colposo, perchè l’amianto killer lo ha ucciso.
La causa della morte è stato un mesotelioma pleurico maligno, malattia legata all'esposizione all'amianto durante tutta la sua vita lavorativa. Per la procura la responsabilità è del datore di lavoro, l’azienda Baltur di Cento dove Brugioni ha lavorato negli ultimi decenni. E per la Baltur, imputato di omicidio colposo è l’ex presidente Gianni Fava, individuato dal periodo di lavoro che Brugioni, dal 1978 al 2011, trascorse in Baltur. Ieri, a distanza di quasi 5 anni da quella prima udienza, il processo è finito. Finalmente. Ma non si potrà ancora sapere la verità sulle presunte responsabilità della Baltur, per aver esposto all’amianto (e fatto ammalare Brugin), fino al 21 settembre. Infatti, il processo finito ieri, con le ultime repliche dell’accusa (pm Cavallari), difese (avvocati Martines e Melandri)e parte civile per la famiglia dell’operaio (Boscolo) ha fatto emergere conclusioni opposte. Con i periti delle parti che danno spiegazioni una diversa dall’altra sulle responsabilità.
E allora, il giudice Sandra Lepore dovrà, da qui al 21 settembre, valutare i corposi atti del processo, le conclusioni discordanti dei periti e decidere se ha gli elementi per potere decidere. Emettere la sentenza: condanna ad 1 anni come richiesto dalla pm Cavallari, o assoluzione come proposto dai difensori perchè Baltur - la tesi difensiva - non ha nessuna responsabilità sull’esposizione all’amianto di Brugioni, che venne esposto invece negli anni in cui lavorò alla Riva Mariani e alla Soini.
Nel caso ravvisasse, il giudice, che non può decidere, dovrà ordinare una superperizia (richiesta dall’accusa) per dirimere la questione. E così il processo potrà diventare un altro precedente per la valutazione giudiziaria dell’esposizione all’amianto . —
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