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corruzioni alla Motorizzazione 

Tangenti per revisioni Gli avvocati contro la “Spazzacorrotti”

Daniele Predieri
Tangenti per revisioni Gli avvocati contro la “Spazzacorrotti”

Inchiesta chiusa, i difensori valutano il ricorso alla Consulta Perché la legge non è costituzionale: viola legalità delle pene 

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Ciriaco Minichiello, difensore di uno dei principali imputati (Edoardo Caselli, funzionario Motorizzazione coinvolto nel giro di mazzette) lo annuncia deciso: «Io ed altri colleghi stiamo valutando di sollevare il dubbio di costituzionalità sul diverso trattamento che i nostri assistiti avranno, per la “Spazzacorrotti”».

Incognita della legge

E così, anche sull’inchiesta delle tangenti alla Motorizzazione per revisioni false o pilotate di camion, rimorchi e mezzi pesanti c’è l’incognita della nuova legge “spazzacorrotti”. Perchè la maggior parte dei reati contestati agli indagati (un centinaio quelli a processo, altrettanti archiviati, vedi qui a fianco) parlano di corruzione. E in caso di condanne per questi reati, per la nuova legge introdotta nel gennaio 2019, le pene diventano esecutive, scatta subito il carcere, non vengono concessi nè sospensione della pena nè benefici, previsti per tanti altri reati: giustamente, la corruzione è ricondotta a reati di criminalità. E allora? Allora, gli imputati per le tangenti alla Motorizzazione che verranno condannati a pene sopra i 4 anni andranno subito in carcere. Però, l’inchiesta sulla Motorizzazione regala paradossi e contraddizioni della legge, perchè ha indagato su reati tra la fine 2018 e inizio 2019. Dunque a seconda della data di commissione del reato, lo stesos imputato avrà un diverso trattamento: prima della legge non andava in carcere, dopo la “spazzacorrotti” sì. I legali ferraresi degli imputati ricordano che per uniformare questo, la nuova legge aveva previsto il carcere anche prima, con norme retroattive: norme per cui c’è già stata la bocciatura sonora della Corte Costituzionale che nel febbraio 2020 ha stabilito che effetti retroattivi sono incompatibili con il principio della legalità delle pena. Da questo caos giuridico, la valutazione dei legali, difensori degli imputati, del ricorso alla Consulta.

Il giudizio va avanti

Ma si deve ricordare, infine, che, nel caso di ricorso alla Consulta, questo non bloccherà il giudizio, il processo che verrà. Ad inchiesta chiusa, ora gli indagati potranno farsi ascoltare per difendersi (avevano rinunciato scegliendo di non rispondere) e a settembre il pm Maggioni che ha coordinato le indagini di Finanza e Polstrada, presenterà la richiesta di rinvio a giudizio.

Daniele Predieri

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