Morti e contagi nelle Cra Il legale dei familiari «In attesa di altri esami»
«Per le persone offese non cambia nulla se a compiere gli accertamenti tecnici sarà il giudice o il pubblico ministero»: l’avvocato Gianluigi Pieraccini che assiste i familiari di ospiti contagiati e deceduti delle Cra Paradiso e Caterina, finite sotto inchiesta con sei dirigenti indagati, precisa così la loro posizione dopo la “bocciatura” della superperizia, decisa dal giudice Vartan Giacomelli. Questioni di procedura penale che lo stesso giudice ha riassunto “bocciando” la procura che aveva chiesto una perizia ritenendo gli atti tecnici da compiere “irripetibili” e partecipati, dando comunicazione alle parti (indagati e familiari delle vittime): perizia contro cui le difese degli indagati si erano opposti chiedendo al giudice periti superpartes. Tutto bocciato per il gip che ha indicato che non vi sono elementi “non rinviabili”. «Le perplessità del giudice in ordine alla irripetibilità degli accertamenti sono condivisibili», spiega ancora Pieraccini, in quanto «il pm aveva disposto gli accertamenti con la definizione di irripetibilità anche al fine di garantire un pieno contraddittorio tecnico sia con indagati che persone offese». Il gip Giacomelli ha ritenuto eccessivamente generica la richiesta formulata dai difensori degli indagati con riferimento a quella del pubblico ministero: «Decisione che rispettiamo», chiude il legale. Ora la procura potrebbe spiegare meglio le accuse al giudice (si indaga per epidemia e omicidio colposi) e rinnovare la richiesta, rinnovando tutti gli atti da zero.
O fare un passo indietro ed eseguire una propria perizia con atti “ripetibili”, senza necessità di atti “partecipati” e chiedere a propri periti, senza contraddittorio, di valutare se vi possano essere elementi d’accusa o meno e poi, solo in un secondo meno, indicare chi indagare e perché. –
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