Benatti (Cna): segnali di ripresa ma la crisi dell’artigianato è forte
Il punto del direttore provinciale sull’andamento economico di un settore in difficoltà: più vicini alle piccole imprese
L’intervista
Gian Pietro Zerbini
Direttore Benatti, stiamo attraversando una fase difficile, soprattutto nel settore artigianale. Come inquadra il momento da responsabile della Cna ferrarase?
«Gli ultimi dati diffusi dalla Camera di Commercio di Ferrara sull’artigianato confermano una situazione di fragilità del nostro tessuto produttivo, anche se gli ultimi dati dell’osservatorio sul secondo semestre 2021 indicano un leggero miglioramento. Abbiamo un parco di aziende che sta invecchiando, le imprese giovani sono sempre meno. Ma quello che ci preoccupa di più è la tenuta anche sociale del nostro sistema. Siamo in un quadro ancora di troppe incertezze, viviamo in una sorta di “tempo sospeso” nel quale prendere decisioni è sempre più difficile. Ovvio che in un momento così decidere di fare impresa è ancora più complicato».
A livello locale si sono realtà che purtroppo hanno dovuto chiudere, come arginare questa moria di imprese?
«Bisogna adoperarsi da subito per riformare la pubblica amministrazione rimuovendo una burocrazia che affossa le imprese e diminuendo drasticamente il carico fiscale sulle imprese ed il lavoro. Solo in questo modo si potrà evitare che altre imprese chiudano. Ma mi lasci dire che serve anche una scossa culturale: questo paese ed anche Ferrara deve lavorare perché fare impresa sia non solo “possibile” ma anche “bello”. Tutti dovrebbero essere più vicini alle piccole imprese, agli imprenditori ed alle imprenditrici e capirne il vero valore per l’economia e per le comunità locali».
Si parla tanta di recovery fund, ma a Ferrara come siamo messi, aldilà delle tante chiacchiere fatte in materia, siete stati coinvolti nella cabina di regia?
«Ad oggi siamo stati coinvolti in maniera insufficiente ma direi che ciò nonostante siamo stati da “stimolo” nei confronti della politica. A Ferrara negli ultimi mesi abbiamo lavorato tra tutte le associazioni delle imprese in modo nuovo, costituendo il “tavolo dell’imprenditoria”, un luogo di confronto ma soprattutto di elaborazione di proposte congiunte da portare all’attenzione dei diversi livelli istituzionali: Comuni, Provincia, Regione, Governo e Parlamento. Il tavolo ha sottoposto ai decisori politici diversi progetti operativi che si concretizzeranno a settembre e per il momento, nelle bozze dei documenti che riguarderanno il nostro territorio, mi sento di dire che molte delle nostre proposte sono state accolte. Certo, un conto è scrivere un progetto, un conto è realizzarlo, ma saremo vigili e soprattutto attivi nella concretizzazione delle proposte. Accanto a questo c’è il nodo degli strumenti di gestione dei progetti, vogliamo giocare un ruolo da protagonisti».
Dai vostri dati c’è qualche spiraglio di uscita da questo lungo tunnel?
«C’è un dato positivo che dimostra comunque la grande vitalità dell’artigianato e delle piccole imprese: su un campione di 800 aziende che hanno il servizio paghe da noi, l’occupazione nel mese di giugno aumenta del 2,57% passando da 5.662 addetti nel 2020 a 5.813 addetti nel 2021 (+151). Un dato trainato da quasi tutti i settori con esclusione del comparto moda (-9%) ed artigianato artistico (-2%). Questo dato deve farci riflettere: se non ci saranno aiuti specifici per questo settori rischia di scomparire un pezzo fondamentale del Made in Italy. Dall’altro lato 150 occupati in più rispetto all’anno scorso sono un dato importante, segno che l’artigianato e le pmi possono essere davvero il futuro della nostra provincia. D’altra parte quante grandi imprese hanno fatto segnare un più di occupati in questo periodo?»
All’interno di Cna recentemente ci sono stati molti cambi. Un segnale di rinnovamento?
«Abbiamo completato il percorso di rinnovo degli organi dirigenti dell’associazione svolgendo 22 assemblee on line che hanno visto la partecipazione di oltre 500 imprenditrici ed imprenditori, percorso che è terminato il 20 maggio con l’assemblea quadriennale. Siamo stati la prima Cna in Italia a svolgere l’assemblea da cui ne è uscita una presidenza rinnovata con una importante partecipazione delle imprenditrici e di settori come le costruzioni. Ma mi lasci dire che il rinnovamento di questa associazione è stato oltre che nel gruppo dirigente imprenditoriale anche nei nostri dipendenti, sia negli uffici che in ruoli apicali dove in 5 anni abbiamo cambiato il 90% delle responsabilità operative. Con 14 sedi operative in tutta la provincia, 180 dipendenti del sistema, 4.500 imprese socie, 7.500 imprenditrici ed imprenditori iscritti oltre a 4.000 pensionati siamo un pezzo imprescindibile dell’economia del territorio, orgogliosamente qua da 75 anni, autonomi politicamente ed economicamente».
Cosa ci attenderà sul piano economico territoriale alla fine delle ferie di agosto?
«A settembre saremo ad un bivio perché questa pandemia, tra i tanti effetti negativi che ha prodotto ha sicuramente aumentato le disuguaglianze, tra territori, tra cittadini, tra generi ed anche tra imprese. Quando si ripartirà, e tutti speriamo che a settembre si riparta, c’è il rischio che il divario tra chi ha delle opportunità e chi no si accentui. Allora c’è una grande soluzione per questo tema e si chiama “sapere”: scuola, formazione università devono essere al centro dell’azione di tutti per garantire pari opportunità anche e soprattutto per valorizzare la componente di genere nell’impresa. Solo così potremmo tornare a mettere al centro dei sistemi di selezione ed ascesa sociale il “merito” e le “competenze” di persone e imprese». —
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