Dalla parte delle tartarughe Così i volontari curano il mare
La missione di Tao secondo Torresan: l’inquinamento va combattuto, c’è molto da fare
LA STORIA
Samuele Govoni
Da tre anni studiano la fauna marina nel nord dell’Adriatico, monitorano la zona e forniscono le prime cure a tartarughe ferite e malate. Sono i volontari della Tao, Turtles of the Adriatic Organization, associazione di promozione sociale nata nel 2018 con base operativa a Lido Spina e Porto Garibaldi. Il lavoro di biologi marini e volontari non si ferma nemmeno nei mesi più freddi dell’anno ed è fondamentale per l’ambiente anche l’attenzione dimostrata nei confronti della terra ferma. La pulizia della spiaggia è per l’associazione una costante.
Quest’anno, il primo ospite del centro situato all’interno del circolo Anmi e cogestito insieme al Cestha di Marina di Ravenna, è arrivato qualche settimana fa e grazie alle cure degli operatori si sta riprendendo. È stato ribattezzato Matteo, un omaggio al presidente del circolo scomparso lo scorso inverno. Con Andrea Torresan, membro di Tao, abbiamo parlato di tartarughe, mare, inquinamento e primo soccorso.
Partiamo proprio dal primo ospite della stagione.
«Matteo, chiamato così in memoria del presidente del circolo, primo a credere nella nostra iniziativa, è stato portato al nostro centro grazie alla preziosa collaborazione dei pescatori di Porto Garibaldi. Sono loro che ce l’hanno consegnato».
Quali sono i vostri compiti e come funziona il percorso di cura?
«La funzione del centro è quella di accertare le condizioni dell’animale e fornire le prime cure e, se necessario, trasferirlo nel centro di recupero più vicino. Per la zona nord dell’Emilia-Romagna il centro di riferimento è il Cestha di Marina di Ravenna, dove “Matteo” è tutt’ora ospitato».
Cosa causa maggiori danni alle tartarughe?
«Non è facile rispondere a questa domanda, è un tema delicato. Da un lato, l’inquinamento. Le tristemente note immagini di tartarughe intente a mangiare sacchetti di plastica scambiandoli per meduse, seppur con un fondo di verità, creano un’immagine distorta riguardo come si alimentano questi animali. Infatti, secondo recenti studi sembra che non sia la vista ad ingannare le tartarughe, bensì l’olfatto. Questo perché tutti i rifiuti marini nel tempo vengono ricoperti da un microfilm organico che, di fatto, attrae le tartarughe».
E dall’altro?
«L’impatto con imbarcazioni ed eliche di motori possono ferire, in alcuni casi anche gravemente, questi animali. Infine, anche la pesca ha un suo impatto, infatti può capitare che le tartarughe rimangano impigliate nelle reti per lunghi periodi sott’acqua, causandone l’annegamento o debilitandole. La sensibilità crescente dei pescatori ci permette di salvare alcuni esemplari che vengono prontamente consegnati ai centri di primo soccorso per le prima cure, com’è successo per Matteo».
Negli ultimi anni sembra essersi sviluppata una sensibilità maggiore nei confronti della natura, che cosa ne pensa?
«Sicuramente - dice Torresan - la sensibilità verso tematiche ambientali è aumentata e riflette un andamento a livello globale che va in questa direzione. Nel piccolo, questo è possibile anche grazie al lavoro di molti enti attivi sul territorio che, come il nostro, portano avanti programmi di sensibilizzazione nelle scuole, in spiaggia, in città e, inevitabilmente, sui social, un mezzo di comunicazione ormai essenziale».
Nota più senso civico nelle persone che frequentano il mare e la spiaggia?
«Sì ma c’è ancora molto lavoro da fare perché registriamo ancora troppo spesso fenomeni come l’abbandono di rifiuti in spiaggia e lungo gli argini fluviali. Questo purtroppo ha anche delle accezioni negative, perché molte informazioni che si trovano in rete sono troppo superficiali o parziali portando ad interpretazioni errate di fenomeni naturali molto complessi che sicuramente meritano approfondimenti specifici».
Contribuite alle campagne di sensibilizzazione?
«Come Tao ci siamo posti l’obiettivo di utilizzare i nostri canali per fare chiarezza sulle tematiche di nostra competenza sperando di aumentare la sensibilità di chi ci segue».
Come si svolge una giornata tipo nel vostro centro?
«Al centro di Porto Garibaldi le attività sono molteplici e sono finalizzate alla ricerca e al monitoraggio della fauna marina, in particolar modo di tartarughe marine e delfini. La giornata tipo prevede il monitoraggio delle spiagge per l’individuazione di nidi di tartaruga marina, uscite di avvistamento in gommone, attività di sensibilizzazione e divulgazione scientifica, eco-campi estivi e, infine, cura dei nostri “ospiti”».
Tutto però è sempre condizionato dai ritmi della natura vero?
«Assolutamente sì, è lei che molto spesso detta ritmi di lavoro e le priorità di intervento, perciò è necessario essere reperibili in ogni momento e avere le competenze specifiche per intervenire nella maniera più tempestiva, corretta ed efficace». —
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