FdI sui pini pericolosi «Alcuni vanno rimossi perché fanno danni»
LIDO NAZIONI. Nella querelle con associazioni ambientaliste e con il neonato Voce degli Alberi–Comitato CC. S. C. A Lidi e Comacchio, entra “a gamba tesa” Bruno Calderoni, capogruppo di Fratelli d’Italia, per ricordare che «a Lido Estensi non c’è più margine per tornare indietro. Il progetto era già stato deciso prima del nostro insediamento e per questioni strutturali ed economiche così sarà».
Calderoni passa poi all’attacco, dopo le recenti polemiche legate alla ventilata, presunta, cementificazione dei pini posti sul Lungomare Italia a Lido Nazioni. I riflettori sono puntati su una trentina di pini domestici posti in un tratto del lungomare di circa 100 metri di lunghezza, che si estende dal Bagno Lidò al ristorante La Bussola. «Gli agronomi ci dicono che sono piante che sviluppano un apparato radicale orizzontalmente e non verticalmente – riferisce Calderoni –, ma devo aggiungere che nel tempo non è stata eseguita la dovuta manutenzione. Ci sono rami grossi come tronchi».
Calderoni tiene anche a specificare che proprio le radici superficiali, responsabili dello sfondamento degli autobloccanti lungo il viale, sono state la causa di cadute accidentali di pedoni. «La soluzione consiste nel rimuovere un pino su tre – afferma il capogruppo consiliare di Fratelli d’Italia –; questo per il bene delle persone e delle piante».
NON è CEMENTIFICAZIONE»
Per il consigliere comunale è improprio, inoltre, parlare di cementificazione dei pini, in quanto la colata di cemento attorno al fusto altro non è che una soluzione tampone, in quanto gli alberi stessi nel giro di 12-18 mesi proseguendo il loro sviluppo, potrebbero nuovamente arrecare danni alla pavimentazione stradale. «Se vogliamo metterla su questo piano, – aggiunge Calderoni – le radici dei pini che vediamo a Cervia e a Milano Marittima, sono tutte state tagliate in superficie, due metri per due, poi è stata eseguita una iniezione di cemento armato della stessa misura, in modo tale che nelle adiacenza del tronco la radice non possa più spuntare».
La tecnica, già testata nelle due località rivierasche citate a modello dal consigliere comunale, consentirebbe alle radici dei pini di svilupparsi in profondità, sotto all’asfalto, attingendo comunque acqua dalle falde acquifere sotterranee. «La gente deve essere informata correttamente. Non essere di sinistra, non significa non essere green o essere insensibili alle tematiche ambientali – conclude Calderoni –. Bisogna affidarsi alla conoscenza degli esperti e al buon senso». —
Katia Romagnoli
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