Carbonio “profondo” L’apporto dei vulcani
la scoperta
Anche dai vulcani arriva un apporto all’anidride carbonica in atmosfera. Geologi italiani e Unife sviluppano un nuovo approccio alla quantificazione. Lo studio, pubblicato su Nature Geoscience, fornisce nuovi strumenti che potrebbero aiutare a comprendere i cambiamenti climatici in atto. Oltre a essere emblema per eccellenza di distruzione e creazione, il magma incandescente dei vulcani evoca da sempre nell’immaginario collettivo la possibilità di vedere ciò che di norma è nascosto nel cuore del Pianeta. In realtà, anche i gas magmatici rilasciati dai vulcani sono preziose fonti di informazione sulla composizione profonda della Terra e sull’impatto di questa, per esempio, sui cambiamenti climatici. Si basa proprio sull’analisi di questi gas il nuovo approccio sviluppato e utilizzato da un team di geologi italiani per quantificare il carbonio immagazzinato nel mantello superiore della Terra. Un dato fondamentale, questo, per conoscere meglio il contributo di questa fonte “geologica” alla presenza complessiva di anidride carbonica, la principale responsabile dei cambiamenti climatici in atto. La ricerca è stata coordinata da Alessandro Aiuppa dell’Università di Palermo, e ha visto la collaborazione di Vincenzo Stagno dell’Università di Roma “La Sapienza”, Giancarlo Tamburello dell’Imgv-.Sezione di Bologna e Massimo Coltorti e Federico Cassetta del dipartimento di fisica e scienze della terra di Unife.
«Il ciclo del carbonio cui di solito pensiamo - spiega il ricercatore Unife - è quello superficiale, riferito all’atmosfera e all’idrosfera: la concentrazione del carbonio in questi sistemi è riconosciuta come determinante per i cambiamenti climatici». Si conosce poco invece del carbonio imprigionato nel mantello, che in parte torna in superificie con i vulcani. Grazie allo studio su 12 vulcani si potrà stimare la quantità di Co2 emessa.
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