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Docenti, quell’obbligo che fa discutere

Giovanna Corrieri

Favorevoli al green pass molti insegnanti e presidi ferraresi , ma i sindacati contestano il metodo scelto

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Una misura necessaria che non risolve gli annosi problemi delle scuole, un obbligo morale in una situazione di emergenza che, al momento, lascia però qualche perplessità sulle modalità di gestione degli eventuali effetti. Pur fra qualche perplessità la scelta di per sé di rendere obbligatorio il green pass per tutto il personale scolastico è condivisa dalla maggioranza dei dirigenti e insegnanti ferraresi, nonostante qualcuno parli di «ingerenza inopportuna»; il «punto cruciale è capire come sarà governato il tutto», aggiunge qualcun altro preoccupato dei controlli: «in capo al dirigente? Significa scaricare responsabilità».

Intanto l’Usb Scuola di Ferrara chiede «l’immediata revoca del provvedimento che rappresenta – una vera e propria “tessera del lavoratore” con cui si stabilisce chi ha diritto di lavorare e chi no».

Non approva il metodo la Cgil Emilia: «non ci sono pregiudiziali di principio sul green pass, ma quanto annunciato dal Governo sulla scuola è incredibile e inaccettabile. La situazione sanitaria richiede decisioni impegnative sul piano politico, ma l’ennesimo mancato coinvolgimento del sindacato su aspetti che riguardano la vita lavorativa di un’intera categoria di lavoratrici e lavoratori, è un fatto gravissimo. Perché il Governo si accanisce in questo modo nei confronti di una categoria di lavoratori che ha chiaro il valore etico e civico dell’iniziativa?»

Ieri in attesa di precise linee guida per l’applicazione della misura la dirigente dell’istituto comprensivo De Pisis, Maria Gaiani, aveva già mandato le novità a tutto il personale «in modo che sappia con un buon anticipo sul primo settembre quali sono le disposizioni: per quanto riguarda medie ed elementari noi siamo stati in presenza per tutto l’anno e francamente devo dire che i contagi e i rischi per il personale venivano perlopiù da fuori, da qualche bambino con familiare positivo che poi diventava positivo. Per cui essere certi che il personale possa essere protetto con la vaccinazione è un elemento di sicurezza per il personale stesso; e questo per me è molto importante perché lavorare tranquillamente aiuta la serenità anche delle famiglie». Per Massimiliano Urbinati, preside del Vergani Navarra, l’obbligo «è la soluzione migliore, sono d’accordo: il focus deve essere sui giovani e sul processo di apprendimento. Il nostro personale è quasi tutto vaccinato e se qualcuno era contrario dovrà cambiare idea: la cosa più importante è poter ripartire».

Qualche preoccupazione per le modalità di controllo dei green pass ce l’ha Marianna Fornasiero, preside dell’Einaudi, «ma l’obbligo è una misura cautelativa in più altrimenti non ne veniamo più fuori, sono assolutamente pro vaccino. Spero però non si prevedano attività alternative alla didattica per chi non si vaccina perché con i numeri che abbiamo non c’è possibilità di modificare mansioni». Contraria all’obbligo è invece la preside del Bachelet, Emilia Dimitri: «qualsiasi limitazione della libertà e della privacy è da evitare. Bisogna invece spostare tutto sul senso di responsabilità di ognuno». «Il green pass? È un dovere professionale e morale, io ce l’ho già» dice il professore del liceo Cevolani di Cento, Enrico Malucelli. «Provvedimento utile ma non è risolutivo dei problemi della scuola», è il pensiero del maestro Mauro Presini.

Giovanna Corrieri

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