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Gelate, caldo, siccità Per il pomodoro un anno vissuto pericolosamente

Andrea Tebaldi
Gelate, caldo, siccità Per il pomodoro un anno vissuto pericolosamente

I freddi di marzo e aprile hanno provocato gravi danni  La sovrapposizione dei tempi di raccolta complica il quadro

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Pomodoro da industria in piena fase di raccolta per un totale regionale di 25. 665 ettari, con Ferrara che ne conta 7. 045.

«Gelate, grande caldo, siccità, grandinate, hanno segnato questa campagna – inizia così Gianluca Vertuani, presidente di Confagricoltura Ferrara e produttore di pomodoro da industria, che prosegue – l’annata è iniziata con danni ai primi trapianti per le gelate di fine marzo e aprile, che hanno costretto molti produttori a dover ri-trapiantare. Ciò di fatto ha sfalsato il programma trapianti e conseguentemente anche quello dei raccolti: la maturazione delle varietà precoci è stata spinta verso quella dei medi, mentre il grande caldo ha anticipato il processo di maturazione dei tardivi causando una sovrapposizione dei tempi di raccolta. Anche il forte vento dell’ultimo periodo – dice ancora Vertuani – ha contribuito a stressare le piante. Purtroppo quest’anno la qualità del pomodoro non si presenta alta, non sono stati sufficienti gli interventi di irrigazione, ad aspersione e con manichette, a evitare lo squilibrio idrico delle piante e il conseguente problema del marciume apicale del frutto, difetto che rende inutilizzabile la produzione che ne è colpita. Il marciume apicale è un grosso problema per le industrie di trasformazione, conseguenza anch’esso delle alte temperature e degli squilibri vegetativi. E come se non bastasse – dice ancora Vertuani – a peggiorare la situazione sono arrivate le recenti grandinate, che nel Ferrarese ha colpito a macchia di leopardo e non in maniera devastante come a Parma e Piacenza, comprensorio principale del pomodoro da industria, dove di fatto è stata quasi azzerata la produzione alle soglie della raccolta. Negli areali colpiti dalla tempesta i grossi chicchi hanno causato lesioni sulle bacche e ferite alla pianta, fattori che aprono le porte a funghi e batteri; vedremo nel prossimo mese come reagiranno le piantagioni. Purtroppo sono tutti effetti dei mutamenti climatici e certamente la campagna di raccolta sarà inevitabilmente più breve, già lo scorso anno a metà settembre le piante erano scariche, nude di frutti. Il territorio ferrarese – dice ancora Vertuani – è ambiente ideale per la coltivazione di pomodoro, soprattutto il basso ferrarese per i suoi terreni sabbiosi; i nostri produttori lo scorso anno avevano ottenuto una resa per ettaro alta se confrontata alla media quinquennale (74 tonnellate a ettaro contro 70) e un grado brix di 4,82 che ne testimoniava la qualità; quest’anno certamente non sarà così, anche se è ancora presto per parlare di rese, dovremo attendere almeno un altro mese. In maniera minore rispetto allo scorso anno, ma anche quest’anno, a causa della pandemia, ci sono state alcune difficoltà nel reperimento di personale durante il periodo dei trapianti; il pomodoro necessita di molta manodopera soprattutto in questa fase, mentre non si registrano difficoltà per le operazioni di raccolta, che avvengono meccanicamente e non manualmente. Per quanto riguarda la trasformazione – prosegue Vertuani – noi produttori abbiamo tirato un sospiro di sollievo con la presa da parte di Conserve Italia dello stabilimento per la lavorazione del pomodoro del Gruppo Cavicchi di XII Morelli, fondamentale per l’intero territorio. Conserve Italia ha preso in affitto lo stabilimento Opoe per due anni, garantendo così la continuità produttiva».

Confagricoltura ricorda che l’Italia è il principale paese per la produzione di pomodoro da industria a livello europeo e seconda a livello mondiale.

Andrea Tebaldi

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