«La casa non è da pignorare» Nessun sequestro dopo 18 anni
Società di cartolarizzazione chiedeva a una coppia il rientro del mutuo del 2003 Che rischiava il sequestro. Il giudice dà torto all’agenzia che comprò quel credito
Daniele Predieri
A distanza di 18 anni da quando accesero un mutuo con la Cassa di risparmio di Ferrara, sono diventati vittime, seppure indirettamente, del crac Carife. E dopo quasi 20 anni, marito e moglie rischiavano il pignoramento dei propri beni, la casa in cui abitano perché la società di cartolarizzazione, la Purple, che aveva acquistato in blocco i crediti deteriorati della vecchia Carife, aveva chiesto il rientro, il pagamento di quel “buco” e in assenza di soldi il pignoramento del loro immobile.
Il tribunale dice no
Ma il tribunale di Ferrara, giudice esecuzioni immobiliari Stefano Giusberti, da tempo investito degli strascichi giudiziari del crac Carife (e della cessione di quel buco di centinaia di milioni di crediti in sofferenza a società di cartolarizzazione) ha detto no alla Purple e ragione alla coppia di coniugi ferraresi. Perché «non è stata in grado di provare documentalmente la propria legittimazione ad agire e quindi di essere titolare del credito ceduto e azionato con il pignoramento», spiega il legale della coppia, Lorenzo Buldrini, anche a nome dell’associazione consumatori Adusbef, che ha vinto la causa di “Davide contro Golia”. Tutto ha inizio nel 2003, con quel mutuo acceso con Carife. Il problema scoppia nel 2014, quando il mutuo non pagato dalla coppia ferrarese viene “scritturato a sofferenza”. Dunque la somma restante del mutuo non riscossa da Carife era andata nel “mucchio” degli ormai famosi crediti non riscuotibili, definiti “deteriorati”. Una montagna di soldi “virtuali” che Carife ha accumulato, ovviamente e soprattutto con i Grandi debitori che abbiamo conosciuto raccontando il crac della banca, di centinaia di milioni di euro di crediti mai riscossi che hanno contribuito al dissesto della banca. Bene, il mutuo della coppia è finito al centro della disputa giudiziaria davanti al giudice civile Stefano Giusberti che in due fasi – la procedura di questo caso – ha dato ragione alla coppia, contro cui gli acquirenti (la società di cartolarizzazione Purple) di quei crediti deteriorati avevano chiesto il pignoramento della loro casa.
Sospiro di sollievo
Ora la coppia tira un sospiro di sollievo perché il giudice ha stabilito che quel pignoramento non si può fare da parte di Purple. Il giudice – si legge nella sentenza, sintetizzata – ha stabilito che la società non ha nessun titolo per agire, perché nel grande mucchio di quei crediti non ha fornito alcuna prova di esserne proprietario. Un principio importantissimo che potrà riguardare tanti altri casi analoghi e che – pur in altro contesto – mette in luce altri strascichi e le ripercussioni del crac Carife, che non riguarda purtroppo solo azionisti azzerati. Dal punto di vista giudiziario è fondamentale questa sentenza – non ancora definitiva, lo diventerà se Purple non fa ricorso, anche se l’orientamento giuridico è chiarissimo – e così tante altre che hanno sospeso pignoramenti di beni immobiliari (case, aziende, società e altro) e mobili (soldi). Tutte cause attivate per i crediti che il colosso bancario Carife aveva tentato di recuperare, senza riuscirsi, negli anni, e che poi erano stati messi in vendita in blocco dopo il crac. In questa massa di crediti sono finiti il mutuo della coppia e tanti ferraresi che si trovano nella stessa situazione, e che possono sperare seguendo le vie giudiziarie di evitare pignoramenti e strascichi.
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