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Incarcerati e poi fucilati 77 anni fa il dramma dell’Eccidio della Certosa

Margherita Goberti
Incarcerati e poi fucilati 77 anni fa il dramma dell’Eccidio della Certosa

Ieri la cerimonia alla presenza delle autorità e degli storici cittadini  L’assessore Guerrini: così teniamo viva la memoria di quel sacrificio 

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la ricorrenza

A 77 anni dall’eccidio della Certosa, il ricordo delle vittime del fascismo è sempre vivo e forte: lo hanno testimoniato ieri mattina durante la cerimonia l’assessore comunale Micol Guerrini, Gino Soncini in rappresentanza della Provincia e Pinuccia Niglio per la Prefettura. Hanno fatto da cornice ai due cippi dove sono impressi i nomi dei ferraresi uccisi all’alba del 10 agosto 1944, i rappresentanti delle associazioni d’Arma mentre il picchetto d’onore dell’Aeronautica ha riservato in apertura, sull’attenti, l’Onore ai caduti. Due carabinieri in alta uniforme hanno poi deposto una corona d’alloro fra una distesa di fiori posta alla base delle due lapidi. Che riportano i nomi di Guido Droghetti, Tersilio Sivieri, Renato Squarzanti, Gaetano Bini, Guido Fellini, Romeo Righi e Giovanni Balestra, anche se quest’ultimo al momento della fucilazione riuscì a scavalcare il muretto e si nascose nella campagna riuscendo a salvarsi. Nessuno di loro che erano lavoratori della gomma sintetica - unica industria ferraresi a quell’epoca - era implicato nell’uccisione del maresciallo Mario Villani, ma appartenevano ad una piccola cellula comunista del quartiere di San Luca e per questo furono incarcerati, torturati e fucilati. Accanto, c’è l’altro cippo che ricorda Donato Cazzato e Mario Zanella, per implicazioni con l’omicidio del maresciallo. «Una storia amara che accadde in una città come Ferrara particolarmente attiva durante il periodo fascista - ha ricordato la storica Antonella Guarnieri –, dove la figura di Italo Balbo fu predominante anche nel bene in quanto capo delle Leghe». «Una storia diversa da tutte quelle che caratterizzarono le altre città dell’Emilia Romagna dove si crearono masse enormi di braccianti affamati accanto a ricchi agrari: in questo clima difficile si mosse ovviamente in modo clandestino l’antifascismo in particolare nel borgo di San Luca con il risultato di una serie di eccidi come quello della Certosa, del Doro, del Castello Estense e di Porotto». «Siamo qui per commemorare un episodio cruento che accadde nella nostra realtà – ha ricordato l’assessore Guerrini – perchè oggi il nostro compito è tenere viva la loro memoria ed il loro sacrificio: a loro andrà sempre il nostro grazie per aver contribuito a dare al nostro paese la democrazia».

Dopo di lei, la giovane Chiara Mazzacano dell’Istituto di Storia Contemporanea ha letto alcune commoventi pagine del Diario di don Lelio Calessi cappellano del carcere che assistette fino all’ultimo i condannati a morte.

Margherita Goberti

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