Certificati verdi «I turisti stranieri sono entusiasti»
Difficile trovare un ristorante o una trattoria che dopo il lockdown non si sia attrezzato occupando con qualche tavolino, almeno un piccolo ritaglio di spazio esterno al locale. Questo nella speranza di poter riprendere a lavorare e con le nuove disposizioni governative relative al Green Pass. «Infatti anche noi che effettuiamo soprattutto asporto – dicono da Perlita di via Garibaldi – non abbiamo il problema del certificato verde se non marginalmente. Vendiamo pesce di tutte le qualità e solo qualche volta il cliente si ferma a mangiare dentro il nostro piccolo locale; in quel caso sappiamo di dovergli chiedere il Green Pass e di controllarlo attentamente perché non risultino dubbi sulla sua identità perché l’eventuale multa la dobbiamo pagare noi. Fino ad oggi non abbiamo avuto mai difficoltà». Stessa cosa alla Pasticceria Pivati di via Bologna che ha all’interno solo quattro sgabelli ma che sono occupati da clienti abituali che hanno mostrato il loro lasciapassare agevolando la barista. «I controlli li faccio con chi è di passaggio e senza problemi e senza incontrare ostacoli da parte del cliente», la risposta del gestore.
Al ristorante “Molto più che centrale” il titolare, Giacomo, pur dichiarandosi favorevole a questa disposizione dichiara di essere stato «leggermente» limitato nello svolgimento della sua professione.
«Noi abbiamo spazio interno ed esterno; una parte della clientela – ed è la maggioranza – è d’accordo perché si sente più sicura e fra questi devo ammettere che ai turisti, specie gli stranieri, non è neppure necessario chiedere il Green Pass: lo mostrano subito orgogliosi di possederlo. Ci sono invece molte persone che per diversi motivi, o non sono stati ancora vaccinati o non vogliono sottoporsi al vaccino e questi non possono essere ospitati all’interno. Se c’è brutto tempo, mi sono sentito dire, “ce ne andiamo. Torneremo quando tutto sarà finito” e così io ho perso la clientela». Un altro esercizio dove spesso c’è la fila per entrare ed acquistare la novità del piatto hawaiano da asporto in tre diverse versioni, è PokeScuse in Via Cortececchia. «Fuori abbiamo solo quattro tavolini – spiega Emily la titolare – ma da noi è una toccata e fuga poiché si entra uno alla volta, si ordina e si esce, quindi al banco non è obbligatorio il Green Pass, poi quando sono fuori si mettono un po’ dove vogliono e noi non abbiamo responsabilità».
Margherita Goberti
© RIPRODUZIONE
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
