Quell’annegamento si poteva evitare Sotto accusa soccorsi e mancati divieti
A Lido Estensi il 35enne morì in mare. La verità da una perizia: indagati 6 soccorritori, 2 di Capitaneria e 4 vigili del fuoco
L’inchiesta
Mirko Balzanelli aveva 35 anni, abitava a Bovolone (nel Veronese), ed era arrivato da solo a Lido Estensi per una giornata al mare: nel pomeriggio del 20 agosto dello scorso entrò in acqua, nel tratto tra il Bagno Oro e Playa Loca, i bagnini lo videro annaspare tra le onde e poi sparire: lo trovarono morto, dopo quattro ore di ricerche. Adesso, a distanza di un anno, la Procura si chiede se la sua morte per annegamento si poteva evitare.
Dubbi da chiarire
L’inchiesta – mai come in questo caso – è veramente a 360 gradi e dovrà chiarire se i soccorsi furono organizzati a dovere, se le insidie del tratto di mare in cui scomparve annegando dovevano essere segnalate (nei giorni che seguirono furono segnalati ben 14 salvataggi da annegamenti) e se sì, da chi. E ancora, se le correnti del mare in quei momenti, di quel pomeriggio, possano aver spostato di molto il corpo, poiché come venne rilevato dal medico legale aveva lesioni agli arti dovuti a un’elica di un’imbarcazione: dei soccorritori o di altri che avrebbe potuto colpirlo lontano dal punto in cui venne visto scomparire in acqua. Per aver risposte il pm Andrea Maggioni ha ordinato una perizia a un suo consulente, l’ammiraglio Vittorio Alessandro, il quale dovrà chiarire i non pochi dubbi che la morte del giovane veronese ha lascito dietro di sé.
Pericolosità in mare
Partendo proprio dalla possibile, presunta – e da provare – pericolosità di quel tratto di mare, in cui – questo raccontano le cronache della Nuova Ferrara dell’agosto dello scorso anno – nei giorni seguenti, furono registrati la bellezza di 14 salvataggi che portarono a un super lavoro proprio i bagnini e vigili del fuoco del presidio acquatico del distaccamento di Comacchio.
Come venne ricordato allora, dalle cronache della Nuova Ferrara, il vento di scirocco che ingrossava in quei giorni il mare nel pomeriggio, complice una insidiosa risacca, portava il livello dell’acqua da un’altezza alla caviglia fino a buche di una profondità di due metri. E allora i rilievi su cui il consulente della Procura dovrà concentrarsi sono diversi. Eccoli. Il perito dovrà rilevare con tutti gli strumenti e documenti topografici da recuperare, la profondità del fondo nel tratto di mare interessato a Lido Estensi, fino ai 300 metri dalla riva, evidenziando la presenza di buche, avvallamenti e insidie varie. Ma, soprattutto dovrà, dal punto di vista normativo, verificare e acquisire tutte le norme che regolano la competenza sulla gestione delle spiagge, obblighi e possibili divieti da impartire, quali fossero i compiti dei bagnini durante il loro svolgimento del servizio, e verificare l’installazione o meno di segnaletica – se dovuta – di avviso ai bagnanti su regole e pericoli da rispettare durante la balneazione o che la vieti tout– court.
Insomma, una indagine a 360 gradi, come dicevamo, poiché se è vero che le ipotesi di reato di concorso in omicidio colposo sono addebitate ai 6 indagati (2 della Capitaneria di Porto e 4 dei vigli del fuoco) che parteciparono ai soccorsi, il loro coinvolgimento è un atto dovuto, un obbligo giuridico per potere eseguire questa consulenza, in una indagine che è più aperta che mai ad altre eventuali figure per altre responsabilità. Anche istituzionali.
Le difese, piena fiducia
I legali che assistono i sei indagati, Denis Lovison e Renzo Oppi, attendono ora la conclusione della perizia dell’ammiraglio Alessandro, un esperto del settore, visto che fu “perito” di tante sciagure e annegamenti, soprattutto al Sud, in particolare in occasione delle varie stragi di migranti morti in mare. «Abbiamo piena fiducia – spiega l’avvocato Lovison – nell’attività che sta portando avanti la procura e nella consulenza disposta, ed affidata ad un perito di alto livello, poiché andrà a chiarire questa vicenda: sappiamo che la procura sta cercando di analizzare e indagare ogni eventuale responsabilità, anche di chi doveva segnalare eventuali pericolo».
«Possiamo dire – chiude il legale – che quando le indagini coinvolgono tutti gli aspetti possibili questo è garanzia che venga sgombrato ogni dubbio. Anche e soprattutto per quanto riguarda i miei assistiti, che hanno fatto del soccorso una ragione di vita»
Daniele Predieri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
