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Asl e S. Anna, il lavoro è agile C’è l’ok allo smart working

Gi.Ca.
Asl e S. Anna, il lavoro è agile C’è l’ok allo smart working

Firmata l’intesa con i sindacati, previste priorità per rispettare i limiti di servizio Uccellatori: il regolamento per proseguire l’esperienza anche dopo la pandemia

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Per gli organici delle due aziende sanitarie della provincia l’esperienza dello smart working non resterà confinata al pur lungo periodo della pandemia. Asl e Sant’Anna hanno infatti firmato con i sindacati il regolamento che introduce in modo stabile questa forma di partecipazione al lavoro aziendale fissando anche i meccanismi per tenere monitorato il fenomeno in modo da non condizionare l’attività sanitaria da svolgere in corsia o negli ambulatori.

L’obiettivo è di flessibilizzare il rapporto di lavoro privilegiando «obiettivi e risultati», rafforzando le pari opportunità «e le misure di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro», riducendo gli spostamenti casa-lavoro-casa, «razionalizzando spazi e dotazioni tecnologiche» e promuovendo l’utilizzo di strumenti digitali di comunicazione. L’intesa ha iniziato a produrre i suoi effetti dal 30 luglio scorso ma l’applicazione del nuovo sistema che decentra una parte del servizio sanitario sarà graduale.

Chi e come

La coincidenza col periodo delle ferie, che ogni anno assottiglia i ranghi degli organici in servizio negli ospedali e negli ambulatori, non consente di mandare subito a regime il lavoro agile. «Sono state introdotte soluzioni per cogliere questa opportunità in modo da rendere più accettabile, non solo per il dipendente, il rapporto fra il tempo di vita e di lavoro – spiega Sonia Uccellatori (Cisl Fp-Sanità) – Lo smart working può essere utilizzato soprattutto da alcuni settori del personale, come quello amministrativo. Per i ruoli sanitari questa strada risulta meno percorribile, anche a causa delle carenze straordinarie di personale che interessano da alcuni anni il settore, acuite nell’ultimo anno e mezzo dalla pandemia».

A rendere più ostica la scelta di questa opzione per il personale sanitario è oggi lo scarso sviluppo della Telemedicina, che la pandemia ha comunque indicato come un possibile filone da sviluppare. Serviranno risorse adeguate per far crescere questa modalità di erogazione delle prestazioni e trasformarla in un valido strumento a disposizione del servizio sanitario per effettuare diagnosi a distanza, sottolinea Uccellatori. Investimenti rilevanti dovranno favorire l’acquisto di apparecchiature e tecnologia per il collegamento da casa.

«In tutti questi mesi buona parte del personale in smart working ha lavorato con risorse proprie, il pc personale ad esempio – prosegue la sindacalista – Col tempo, compatibilmente con le disponibilità delle due aziende, bisognerà dotare il personale che può lavorare da casa o da una sede decentrata, di strumenti adeguati alle esigenze imposte da questa forma di organizzazione del lavoro». Per evitare che il numero delle richieste possa oltrepassare il livello “fisiologico” per garantire il buon funzionamento dei servizi è stata fissata una scala di priorità: lavoratrici nei tre anni successivi al congedo per maternità, dipendenti con gravi patologie o disabilità o con figli disabili, personale che già svolge le mansioni in questa forma ed è autonomo nelle attività di competenza, dipendenti con patologie che rendono difficoltoso raggiungere il posto di lavoro, operatori che prestano assistenza al coniuge, distanza casa-sede di lavoro superiore ai 20 o ai 40 km.

Gi.Ca.

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