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Mesola, un esercito di cittadini difende il paese e le pinete dai fuochi

Annarita Bova
Mesola, un esercito di cittadini difende il paese e le pinete dai fuochi

A una settimana dall’appello del sindaco la sperimentazione pare funzionare. Lunghe passeggiate, chiacchiere sotto gli alberi, una chat e occhi ben aperti

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MESOLA. I cittadini di Mesola, assieme al loro sindaco Gianni Michele Padovani, hanno fatto cerchio intorno al loro paese, pronti a intervenire e soprattutto a limitare le azioni del piromane (o dei piromani), tornato all’azione nei giorni scorsi e pronto senza dubbio ad agire di nuovo. Quanto sta accadendo non è cosa di poco conto: ci sono persone, tante, che di giorno e fino a tarda notte vigilano sul loro territorio e lo fanno in maniera costante e discreta, attenendosi in modo rigido e scrupoloso alle regole dettate dalla forze dell’ordine e dagli amministratori.

LE PAURE

Il rischio, infatti, della caccia all’uomo e del conseguente linciaggio (anche mediatico) è altissima in casi del genere «e questo non deve accadere», ha detto Padovani. I sospetti, ed è inutile negarlo, ci sono. Soprattutto un nome viene pronunciato più e più volte ma la legge, purtroppo o per fortuna, parla chiaro: deve essere colto in flagranza o comunque ci devono essere indizi tali da formare una prova, per poter procedere con eventuali perquisizioni. Intanto, è stata creata un’apposita chat su Whatsapp dove i volontari segnalano la loro presenza in un determinato post,o così che le forze dell’ordine lo sappiano per tempo.

Ma cosa fanno, esattamente questi cittadini? «Niente di particolare, ed è questa la vera forza – va avanti con una punta d’orgoglio il sindaco –. Passeggiano, corrono, chiacchierano all’ombra dei pini. Puliscono la pineta, tengono gli occhi aperti. Ed essendo tanti la rete è fitta».

C’è chi fa un giro in bicicletta, chi porta i nipotini e chi perlustra in lungo e in largo. «Purtroppo, come Comune non abbiamo uomini da impiegare in questo tipo di controlli, le forze sono poche – spiega ancora il primo cittadino –. Così ho chiesto aiuto alle associazioni e come prevedibile si sono messi subito in gioco, tutti. Al momento va bene, con questo caldo abbiamo temuto molto».

Certo, un rovescio della medaglia ci potrebbe essere. Chi agisce pare sia infatti una persona disturbata, che avrebbe bisogno a sua volta di aiuto. E la paura è che possa in qualche modo prenderla come una sfida. «Ci sono diverse fototrappole e le telecamere vengono tenute sotto controllo in maniera costante. Al momento più di così non possiamo fare, ma a me sembra già un ottimo risultato. E ringrazio tutti, di cuore».

Tre i fuochi appiccati lo scorso fine settimana in pineta e altri due nelle settimane precedenti. Negli ultimi tre anni (da considerare che l’anno scorso con le misure restrittive anche il piromane si è in qualche modo fermato) sono almeno dodici i fuochi a quanto pare tutti accesi dalla stessa mano. Fra i roghi più grossi, quello alla dune di Massenzatica, con decine e decine di animali morti e tutta la vegetazione distrutta, e quello nei pressi della cartaria di Mesola, luogo questo scelto più volte per agire e colpire.

Annarita Bova

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