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La difesa del costruttore: «Dal processo emergerà la verità»

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Confida nel processo, «l’unico mezzo per fare chiarezza», per poter difendersi dalle «accuse ingiustificate» mosse nei suoi confronti.

Giuseppe Tassi, legale rappresentante della Tassi Group, è uno dei nove indagati dell’inchiesta di procura e Guardia di Finanza sull’ampliamento dello stadio Mazza. Gli inquirenti contestano alle ditte che hanno realizzato l’intervento di non aver eseguito i lavori nel rispetto delle Norme tecniche sulle costruzioni. Un’accusa che Tassi respinge, rivendicando la correttezza del suo operato. Il provvedimento di sequestro, sottolinea, «è basato su alcune astratte valutazione del consulente tecnico del pubblico ministero, che peraltro si pongono in maniera contrastante rispetto alle considerazioni della folta schiera di consulenti tecnici di parte (molti di essi docenti titolari di cattedre di ingegneria nelle più titolate università d’Italia), che hanno sempre riconosciuto e sostenuto la sicurezza dello stadio, confortati dai risultati positivi delle ripetute prove di carico predisposte dallo stesso consulente della procura».

L’aspetto «paradossale», nota poi Tassi, è che a distanza di due anni dall’apertura dell’inchiesta si sia tornati al punto di partenza: «Riponendo la massima fiducia e rispetto nell’operato dell’autorità giudiziaria, ritengo paradossale che un’indagine che va avanti da due anni e mezzo, peraltro sostanzialmente conclusa, e che ha visto l’applicazione di un sequestro nell’immediatezza dei fatti, poi revocato permettendone l’uso della struttura senza vincoli (in realtà il Ctu della procura aveva disposto il dissequestro “ordinando” altri lavori per 600mila euro, ndr), si ritrovi oggi nella stessa fase». Tanto più che, aggiunge il legale rappresentante della Tassi Group, «le situazioni che sono riportate nel decreto di sequestro preventivo sono note fin dall’esito dei primi accertamenti preliminari, e non si capisce il motivo di questo provvedimento in quanto da allora non sono emersi fatti ulteriori». Stando a quanto sostiene la procura, però, proprio l’assenza di “fatti ulteriori” rispetto alla situazione iniziale, ovvero il mancato risanamento delle criticità evidenziate, ha fatto scattare il nuovo sequestro. Da parte sua, invece, l’azienda ribatte: «La Tassi Group si vanta di aver realizzato una struttura di altissimo pregio e di elevato valore estetico, mettendo in campo tutte le sue competenze ed energie per poter garantire alla città di Ferrara il miglior risultato possibile». È quanto, si dice certo Tassi, emergerà al processo: «In un contesto di inchiesta che, fuori da ogni adeguata previsione processuale, si protrae da più di due anni e mezzo, la Tassi Group, oltre a essere ingiustamente accusata, si è trovata nell’assoluta impossibilità di spiegare le proprie difese, nonché al centro di continui attacchi mediatici derivanti da ripetuti provvedimenti dell’autorità giudiziaria che appaiono privi di una logica consequenzialità». La correttezza dl proprio operato, conclude, «verrà confermata dal processo, essendo questo l’unico mezzo per fare chiarezza nel rispetto della Tassi Group srl, delle oltre trecento persone che oggi lavorano per essa e per la stessa città di Ferrara».

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