La cipolla tardiva fa centro grazie al velo di caolino
Il trattamento protettivo con la polvere bianca ha evitato le bruciature del sole Ma la pazzia del clima rende sempre più difficile indovinare tutte le coltivazioni
La provincia di Ferrara coltiva cipolle su circa 80 ettari con la maggior parte dei terreni condotti da aziende associate a Confagricoltura. «Una coltura non particolarmente diffusa nell’areale ferrarese che si distingue per la produzione di altre orticole, mentre Bologna e Ravenna sono le zone di maggior produzione in Emilia Romagna». Lo ricorda Confagricoltura Ferrara, che prosegue: «Dalle numerose varietà, colori e diverse forme del bulbo, le cipolle si distinguono per l’epoca di maturazione in primaverili, estive e autunnali. Utilizzate sia per la produzione industriale che per il consumo fresco, nel territorio ferrarese si producono principalmente cipolle semi-precoci e tardive. Il caldo torrido e la siccità hanno influito pesantemente sulla produzione: la cipolla infatti, più di altre orticole, a causa del suo apparato radicale superficiale, è molto sensibile ai danni da shock termici e da stress idrici».
Giuliano Naldi e Sabrina Rambaldi, con terreni a Codigoro e aziende associate a Confagricoltura Ferrara, parlano di come le loro produzioni orticole biologiche stanno rispondendo a questa estate rovente. «In coltivazione biologica abbiamo circa quattro ettari di cipolla e uno di scalogno per consumo fresco; ma purtroppo quest’anno sono pesanti i problemi su tutte le orticole estive. Abbiamo finito di raccogliere cipolle dorate precoci a fine luglio, poi messe ad asciugare per 3/4 giorni, ma il sole cocente ha distrutto più del 15% di prodotto che si è letteralmente cotto al sole. Meglio è andata con gli altri ettari di cipolle tardive che abbiamo raccolto fino a ferragosto, perché siamo intervenuti in maniera tempestiva applicando un trattamento protettivo con il caolino; in pratica abbiamo coperto di polvere bianca il prodotto impedendo al sole di penetrare nel materiale vegetale. Certo è – dicono ancora Giuliano e Sabrina – che diventa ogni giorno più difficoltoso produrre a causa della pazzia del clima, della burocrazia e per le difficoltà nel reperimento della manodopera. Se nella coltivazione della cipolla raccolta e lavorazione avvengono meccanicamente, non altrettanto dicasi per tutte le precedenti fasi colturali, che si svolgono manualmente».
Anche il pomodoro sta risentendo moltissimo del caldo torrido, altrettanto la produzione di patate bio che, dopo aver bagnato il terreno, raccogliamo di notte per ridurre le perdite. Male anche la coltivazione di carote estive, «che continuiamo a produrre per assolvere agli impegni presi; quest’anno l’apparato fogliare è stato colpito da alternaria e il tubero non più protetto è stato preda dei raggi del sole che ne hanno fatto diventare la testa verde o gialla. Dal 20 luglio fino al 15 agosto – proseguono Naldi e Rambaldi – abbiamo effettuato la semina di carote invernali che saranno in raccolta da dicembre, ma anche su di loro il grande caldo ha causato forte stress inibendo l’ottimale germinazione, nonostante i quotidiani interventi irrigui. Pessima annata per cipolle, pomodoro e carote bio, le colture orticole ad averne risentito di più. Noi nel Basso Ferrarese non vediamo una vera pioggia da marzo, mai era successa una cosa simile».
Andrea Tebaldi
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