Sangiorgi (Farmacia Asl): «Avere paura del vaccino? No, pochi effetti avversi e rarissimi quelli gravi»
La direttrice del servizio spiega i rapporti con le farmacie del territorio e racconta i mesi della custodia e distribuzione dei sieri anti-Covid
L’intervista
Elisa Sangiorgi è la direttrice del Servizio Farmacia dell’Asl. Nell’azienda di via Cassoli dal dicembre scorso, ne ha coordinato l’attività prima come facente funzioni e più recentemente come titolare di incarico quinquennale, mentre la pandemia scaricava sulla società e sul sistema sanitario gli effetti della seconda e della terza ondata di contagi da Covid-19.
Un anno e mezzo di pandemia ha messo sotto stress ogni ambito della sanità. In qualche caso le misure straordinarie hanno tolto spazio al lavoro istituzionale (come la specialistica o gli interventi chirurgici programmati). Come avete gestito pandemia e attività ordinaria?
«Il Servizio farmaceutico aziendale ha il compito di assicurare l’assistenza farmaceutica ai cittadini. Il “bene farmaco” può essere distribuito direttamente dalle strutture dell’Asl oppure tramite le farmacie convenzionate, che hanno poi un rimborso dal Servizio sanitario nazionale. La provincia estense è molto vasta e in alcune zone ha una densità di popolazione relativamente bassa. Il rapporto con le farmacie convenzionate, soprattutto con quelle cosiddette “rurali” (60 su 128 convenzionate), è stato quindi importantissimo in un periodo in cui anche gli spostamenti sono diventati più difficoltosi. In provincia, per la distribuzione diretta dei farmaci, sono stati organizzati sei presìdi: Ferrara (San Rocco), Cento, Argenta, Lagosanto, Bondeno e Copparo».
In questa fase siete stati anche i “custodi” di migliaia di fiale di vaccino.
«I vaccini ci vengono consegnati dall’Aeronautica, in provincia abbiamo creato una specifica struttura logistica che privilegiasse una logica di prossimità per facilitare l’accesso al vaccino. L’Asl ha individuato due sedi di consegna e deposito, la Casa della Salute di Ferrara e l’ospedale del Delta. Per ogni vaccino abbiamo sfruttato il maggior numero di dosi possibili e utilizzato tutte le dosi messe quotidianamente a disposizione dal servizio di vaccinazione. Per poter mantenere inalterate le caratteristiche del farmaco durante il trasporto ci siamo dotati di frigo portatili. Ci ha aiutato la modifica dei tempi di stabilità del vaccino Pfizer che dalla temperatura di -80° viene scongelato a 2-8°C: dai 5 giorni iniziali agli attuali 30. La buona gestione dei preparati ci ha permesso di non sprecare neanche una dose. Per il vaccino prodotto da Pfizer è stato possibile passare da 5 dosi per fiala a 6 e, in alcuni casi, a 7».
Cosa è successo con le dosi di Astrazeneca somministrate al posto di Moderna?
«Un errore accaduto una sola volta e che ha riguardato pochissimi utenti. Non ci sono state conseguenze sanitarie per chi ha assunto i due vaccini: oggi fra l’altro è noto che la somministrazione eterologa (due dosi da due vaccini diversi) è comunque molto efficace nel contrastare le varianti».
La campagna vaccinale è giunta al punto in cui è necessario coinvolgere la parte più restia della popolazione. Non sembra un compito facile facile.
«Il servizio di farmacovigilanza aziendale effettua un monitoraggio attento di tutte le segnalazioni relative alle reazioni avverse a seguito di vaccinazione e le invia all’Aifa. In provincia gli effetti non desiderati sono stati relativamente lievi: soprattutto dolore al braccio, mal di testa, sonnolenza, rialzo della temperatura. In regione sono stati segnalati anche alcuni rarissimi casi di trombosi da basso numero di piastrine».
No vax, scettici e dubbiosi sottolineano, però, spesso questi rischi.
«La medicina non è una scienza esatta e qualsiasi farmaco può avere effetti indesiderati. Il punto è confrontare questi episodi con il numero dei decessi da Covid-19 che in Italia è vicino alle 130mila unità. Chi contesta medici e medicina commette un errore. Chiunque per avere un servizio preferisce rivolgersi a chi è tecnicamente preparato per svolgerlo al meglio, uno specialista che ha superato un lungo percorso di studi e ha accumulato esperienza nel suo campo rappresenta una garanzia per il paziente. Il vaccino è un farmaco sicuro e testato, non è vero che è sperimentale e non è vero che i farmaci a base di Rna (come Pfizer o Moderna) modificano il Dna umano, chi ha studiato medicina sa che non è possibile. Chi lo dice veicola una informazione falsa e suscita paure infondate».
I sanitari sono stati tra i primi ad assumere il vaccino. Ma oggi una parte residua dei suoi colleghi respinge l’obbligo.
«Io mi sono vaccinata il 27 dicembre 2020, il primo giorno della campagna. Il vaccino tutela l’operatore sanitario ma anche il paziente. I risultati si sono visti subito, il numero dei sanitari contagiati è sceso velocemente, nel giro di poche settimane, e oggi parliamo di poche unità in isolamento. Nessun sanitario che ha contratto il virus dopo il vaccino ha avuto sintomi gravi o ospedalizzazioni. Il vaccino rappresenta una garanzia per tutti, per il singolo e per la comunità, se anche non ferma il virus protegge contro gli effetti più gravi. Non ci sono ragioni sostanziali oggi per contestarlo o evitarlo».
Gi.Ca.
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