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piazza Trento Trieste 

Oggi il presidio di solidarietà al popolo afghano

Oggi il presidio di solidarietà al popolo afghano

Alle ore 18 ”La Rete per la Pace” organizza una manifestazione per chiedere il rispetto dei diritti umani e l’accoglienza dei profughi in fuga dalla guerra 

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In attesa di dare ospitalità ai profughi afghani che verranno assegnati alla provincia di Ferrara in base ad un piano di accoglienza operativo messo in atto dalla Ministero della Difesa, oggi pomeriggio alle roe 18 è in programma a Ferrara una prima vera manifestazione di piazza a sostegno e per portare solidarietà al popolo afghana in queste drammatici giorni conseguenti alla presa del potere dei talebani. Alle ore 18 in piazza Trento Trieste, lato Palazzo San Crispino, la “Rete per la Pace” di Ferrara ha organizzato un flash mob.

«Chiediamo - dicono gli organizzatori spiegando il significato la manifestazione odierna - che il governo italiano, l’Europa e le istituzioni internazionali attivino immediatamente corridoi umanitari per tutte le profughe e tutti i profughi afghani che stanno cercando in queste ore di abbandonare i territori di guerra, offrendo a tutti e tutte loro asilo ed accoglienza. Chiediamo inoltre che il governo italiano, l’Europa e le istituzioni internazionali adottino ogni azione diplomatica e politica utile ad assicurare il rispetto dei diritti fondamentali della popolazione afghana e che l’Europa definisca chiaramente una politica comune di asilo ed accoglienza, modificando il regolamento di Dublino, ponendo fine alla politica disumana ed illegittima delle violenze e dei respingimenti sulla rotta balcanica e nel mediterraneo. Le immagini che provengono in questi giorni dall’Afghanistan ricordano quelle del 1996, quando per la prima volta i talebani entrarono nella capitale Kabul. Le stesse immagini certificano la sconfitta della politica di guerra occidentale ma nessuno sembra volersi prendere questa responsabilità. L’Occidente pare non volersi assumere le conseguenze di una guerra permanente non solo terribile per i civili ma anche fallimentare, fatta in nome della “democrazia” e della “libertà”, da esportare con le bombe e l’occupazione militare».

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