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l’indagine 

«Rapito per il no allo spaccio» Il racconto del tunisino liberato

A.M.
«Rapito per il no allo spaccio» Il racconto del tunisino liberato

L’uomo si è presentato a procura e carabinieri, ora è in un luogo protetto Il suo avvocato: ha detto che vuole una vita onesta e ha paura di essere espulso 

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È ricomparso, contattando i carabinieri, il tunisino senza fissa dimora che era scomparso dopo la violenta spedizione punitiva del 16 agosto in via Bulgarelli. L’uomo, accompagnato dal suo avvocato Giancarlo Bozzo, venerdì pomeriggio è stato ascoltato per quasi sette ore dal pubblico ministero Andrea Maggioni ribadendo di essere stato sequestrato da alcune persone per 24 ore, e poi rimesso in libertà. L’uomo ora si trova in un luogo protetto, ma gli accertamenti di carabinieri e procura proseguono: al momento ci sono quattro indagati per sequestro di persona, ma gli inquirenti stanno cercando di raccogliere altri riscontri per fare chiarezza su molti punti alcuni oscuri del rapimento, stabilire le responsabilità ma anche trovare conferma che il sequestro sia realmente avvenuto.

Ci sono elementi che portano a collegare i fatti alla guerra tra bande rivali tunisine per il controllo dello spaccio di droga. Allo stesso contesto è riconducibile la spedizione punitiva avvenuta il 16 agosto il via Bulgarelli, in una casa occupata da un tunisino regolare che offriva ospitalità al rapito, vero bersaglio del “raid”. L’uomo, che pratica kick boxing, avrebbe prestato servizio come picchiatore nelle bande rivali, anche per fazioni opposte. Inoltre tra i quattro indagati risulta esserci anche il terzo fratello dei due tunisini arrestati, e poi espulsi, dopo la guerriglia in via Baluardi del giugno del 2020, seguita poco dopo da un’ulteriore spedizione punitiva ai danni di un altro tunisino.

A spingere l’uomo - che si trova da circa un anno in Italia come irregolare - a presentarsi alle forze dell’ordine dopo il rapimento, sarebbe stata soprattutto la paura di essere espulso, come spiega il suo avvocato Giancarlo Gozzi: «Il mio assistito vorrebbe una vita pulita e un lavoro onesto – dichiara il legale – È stato sequestrato e picchiato per 24 ore perché si rifiuta di spacciare droga. Ha riferito che dopo il raid in via Bulgarelli del 16 agosto ha inseguito gli aggressori, ma è stato bloccato da altre tre persone e portato in un luogo aperto, dove è rimasto per un giorno legato a un albero. È stato colpito alla testa e a un orecchio, gli è stato spruzzato addosso gas urticante, gli hanno portato via il telefono, il tutto a scopo intimidatorio».

Secondo questo racconto, dunque, il rapimento sarebbe stato una sorta di avvertimento. Dopo essere stato liberato, e sapendo che gli inquirenti lo stavano cercando, l’uomo ha girato un video per dire che stava bene. Ma di fronte alle pressioni perché si presentasse, e preoccupato all’idea di essere espulso, ha deciso di presentarsi ai carabinieri e di parlare con la magistratura. Il suo racconto però non ha chiarito tutti i dubbi sulla vicenda e sui responsabili coinvolti. E mentre l’uomo è stato messo sotto protezione, le indagini proseguono.

A.M.

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