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Manti dissestati, radici e fronde “invadenti” Tre strade da sistemare, i fondi non bastano

Lorenzo Gatti
Manti dissestati, radici e fronde “invadenti” Tre strade da sistemare, i fondi non bastano

Mesola. Problemi nelle vie Belmonte, Biverare e Boschetto. Il sindaco: stanziati 200mila euro per i lavori più urgenti 

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il caso

Tre strade e altrettante “spine nel fianco” dell’amministrazione comunale che generano da tempo i malumori e le lamentele dei residenti e delle categorie che più vi operano come quella degli agricoltori.

i problemi

Via Belmonte, vicino a Bosco in località Alberazzo, via Biverare, porta d’ingresso per Mesola, e via Boschetto evocano malessere e disagi in chi ne parla pur essendo le prime due paesaggisticamente splendide, dato che sono due vie alberate, mentre la terza, che unisce le prime due in prossimità dell’abitato di S. Giustina, è immersa nel verde. Eppure le prime due presentano i manti stradali dissestati dalle radici degli alberi, mentre la terza una vegetazione “invadente” che grava sulla carreggiata. Problemi che necessitano di interventi molto esosi in quanto parliamo di diversi chilometri di strade.

Eppure una piccola speranza stata accesa nei giorni scorsi dal sindaco Gianni Michele Padovani che, nelle pieghe del bilancio comunale, ha trovato 200mila euro per tamponare la situazione. Ne è consapevole e lo premette il primo cittadino che per sistemarle occorrerebbe un importo molto più elevato ma, un’urgenza ha veicolato parte dei soldi verso un altro intervento. «Purtroppo – spiega il sindaco – l’imprevista emergenza rappresentata dalla situazione dell’impianto di riscaldamento del plesso di Mesola ha la priorità e vi abbiamo impiegato 250mila euro che abbiamo dovuto sottrarre a queste tre strade. Sappiamo che 200mila euro non saranno sufficiente: perciò prima sistemeremo i tratti più critici e poi proseguiremo a stralci con nuovi interventi appena le nostre finanze ce lo permetteranno».

Ma se l’operazione di via Boschetto sembra più facile, è in via Biverare, e ancora di più in via Belmonte che il problema è più complesso. Infatti, mentre l’arteria che conduce a Mesola, essendo più larga e costeggiata da pini domestici alternati a pioppi cipressini, si presenta meno disastrata e più facilmente percorribile, sono “le montagne russe” di Via Belmonte, affiancata solo da pini domestici, che causano una viabilità pericolosa e provocano la frustrazione e le proteste dei residenti, circa un centinaio di persone, “sospese” tra gli abitati di Bosco e di Mesola, in una «terra che sembra di nessuno» costituita da 3,5 km di “ottovolante”, di cui 1,6 tra Bosco e Alberazzo, e 1,9 tra la stessa località e Torre Abate. I dati ci dicono che ci sono stati due incidenti, di cui uno mortale, il ferimento di un agricoltore che fu investito dalle schegge di vetro della cabina del proprio trattore frantumate dalle fronde degli alberi e dagli sbalzi del mezzo e non si contano i danni ai teloni dei camion provocati dalle frasche degli alberi e ai veicoli sbalzati dai dossi. E tutto ruota intorno ai pini. Fallirono, almeno in parte, nel 2013 le “trincee” costruite verticalmente intorno alle radici , dopo averne reciso le propaggini superficiali, e sbarrate da barriere costituite da sezioni di geogriglia avvolte con uno strato di film estruso in polietilene. Troppa la pervasività degli apparati radicali.

Pini sì o no?

Per limitare ulteriormente la velocità dei mezzi furono posizionati attraversamenti rialzati di rallentamento. Ne dibattè anche il consiglio comunale nel luglio 2019 partendo da un’interpellanza del consigliere di minoranza Alessandro Tancini (Centro Destra Unito). Molto complessa e tecnica la questione che inevitabilmente spacca la popolazione in due fazioni: i favorevoli e i contrari allo sradicamento degli alberi. Tra questi il sindaco. «Sono contrario a estirpare i pini – dice Padovani – dobbiamo trovare una soluzione sul modello di via del Parco a Volano. Consideriamo che questa arteria avrà bisogno sempre di una manutenzione superiore a quella di 30-40 anni fa sia per la crescita delle piante sia per il volume del traffico». Va anche ricordato che, qualsiasi intervento su questa via, dovrà essere condiviso con la Soprintendenza Regionale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

Più semplice la situazione di via Boschetto. «C’è già stato un sopralluogo coi tecnici del Parco del Delta e dell’Ufficio Tecnico – conclude Padovani – ed è stato scelto l’accorciamento delle fronde con tagliasiepi, più consono per i tecnici e come richiesto da una raccolta di firme dei residenti, rispetto allo sfrondamento». Inizio lavori da stabilire.

Lorenzo Gatti

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