Monsignor Perego: per gli afghani ponti aerei e una rete sociale
L'arcivescovo di Ferrara e presidente di Migrantes chiede "una sostanziale azione umanitaria" e di "garantire i servizi di base"
FERRARA. Occorre far presto. Il tempo stringe. Serve una «sostanziale azione umanitaria» per l’Afghanistan. All’agenzia Agi monsignor Gian Carlo Perego, vescovo di Ferrara e presidente della Fondazione Migrantes, sottolinea come «un impegno comune di solidarietà» sia «necessario e dovuto al popolo afghano». «La soluzione migliore è fare ponti aerei per spostare il più possibile le persone a rischio nei Paesi europei e negli Usa, ossia nei Paesi che erano già presenti in Afghanistan per missioni di pace», afferma. «La rete europea è fragile e discontinua - osserva -. Ma occorre velocizzare la messa in sicurezza dei più fragili». Una grande «rete sociale», in Europa e negli Stati Uniti e di tutti quei Paesi che «da presenza militare e di sostegno in Afghanistan diventino presenza umanitaria».
E mentre arrivano le drammatiche immagini dall’aeroporto di Kabul, luogo di speranza ma anche di incertezza e paura per le migliaia di persone che si accalcano a ridosso dei cancelli dello scalo, non bisogna dimenticare i rifugiati e i profughi afghani arrivati sulle nostre coste e in Europa. «Un migliaio l’anno scorso e altri mille quest’anno arrivati per mare in Italia», ricorda monsignor Perego che lancia un appello a «non respingere le barche» e a tutelare i 15mila afghani presenti nel nostro Paese e i 200mila in Europa. La situazione degli sfollati e dei rifugiati preoccupa anche la Caritas Internationalis che osserva come il loro numero sia «destinato ad aumentare» e che quindi «deve essere garantito l’accesso ai servizi di base».
Sui social si moltiplicano in questi giorni catene di solidarietà di singoli cittadini pronti a ospitare i rifugiati afghani. «Tutto ciò è molto bello - afferma monsignor Perego - perchè significa che cresce la disponibilità e l’attenzione per i più fragili. Ma la sensibilizzazione delle comunità ecclesiali e civili deve continuare per non alzare barricate». Intanto si avvicina inesorabilmente il 31 agosto, giorno in cui i soldati Usa lasceranno definitivamente l’aeroporto di Kabul.
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