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«La quarantena non pagata? Un salasso»

Verla (Fiom): se l’Inps chiede i rimborsi retroattivi bisogna intervenire rifinanziando la misura o con copertura delle aziende

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«Rischia di essere un’ecatombe, tutta riversata sugli stipendi dei lavoratori», sintetizza il segretario provinciale della Fiom Cgil, Giovanni Verla. Il caso è già stato sollevato dai sindacati nei giorni scorsi ed è stato innescato da due comunicazioni dell’Inps, ricorda Verla, la 1667/2021 e la 2842/2021, con le quali l’istituto ha annunciato che «per l’anno 2021, quindi anche con effetto retroattivo, non saranno più pagati a carico dell’Inps i periodi di quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva», precisa una nota della Fiom. La prestazione sarà invece garantita ai “lavoratori fragili” fino al 30 giugno 2021, termine della tutela loro riconosciuta. «Questo perché nessun governo (visto che se ne sono già alternati due nel corso del 2021) ha ben pensato di stanziare le risorse per questo trattamento fondamentale», prosegue il sindacalista.

Il risultato è che «non è concepibile che da un lato, giustamente, si pensi a garantire la salute individuale e collettiva con la quarantena, ma che dall’altro questo periodo di non lavoro forzato venga scaricato sulle lavoratrici e sui lavoratori che rischiano di perdere centinaia o migliaia di euro».

A parere del sindacato il rischio è che nella prospettiva i lavoratori «non osservino più la quarantena per non avere ripercussioni economiche pesanti, mettendo così a rischio la salute propria e quella collettiva». E dal punto di vista della Fiom non è accettabile neanche la posizione espressa da Confindustria, «per la quale la quarantena deve essere coperta con permessi non retribuiti. Così come non è pensabile che il periodo venga eventualmente coperto con ferie o permessi retribuiti dei lavoratori». La soluzione, propone la Fiom, è che il governo rifinanzi per l’anno 2021 la copertura della quarantena, «dando così risposta immediata alle richieste già avanzate a livello nazionale dalle organizzazioni sindacali». Ma se questa strada non potrà essere battuta saranno le imprese a doversi far carico del costo.

«In assenza di tale rifinanziamento - scrive la Fiom Cgil di Ferrara – il sindacato ritiene che debba essere aperta una azione rivendicativa a ogni livello nei confronti delle aziende perché siano loro a farsi carico della copertura economica per i periodi di quarantena».

Verla sottolinea che, secondo alcune stime, in Italia nei mesi scorsi potrebbero essere stati oltre 200mila i casi di persone entrate in quarantena.

«Le situazioni - conclude - sono le più diverse. In alcune aziende ci sono padri e figli che sono stati entrambi in quarantena, qualche genitore ne ha fatte anche più di due o tre. Se sarà chiesta la restituzione delle somme erogate ai lavoratori nei mesi scorsi potrebbe essere un salasso».

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