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i funerali di Paolo Franzoso 

Il “silenzio” e l’attenti per il vigile del fuoco stroncato dal Covid

Il “silenzio” e l’attenti per il vigile del fuoco stroncato dal Covid

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Il “silenzio”, suonato dalla tromba dei vigili del fuoco, mentre il drappello dei pompieri era sull’attenti. E le sirene dei mezzi che urlavano al cielo il dolore dell’addio. “Ciao zio, quanto ingiusta è la vita. Sì, penso sia stato tutto ingiusto: il modo in cui la vita ti ha strappato via da una madre, da una sorella, da noi tutti famigliari, da amici, colleghi, ancor più da un figlio, Francesco, con cui avevi ancora un milione di cose da vivere. E da una moglie, zia Catia, che non è qui oggi, a causa di un’unica cosa: il virus”.

È iniziato così il messaggio letto in chiesa di Porto Viro, da Sara, nipote di Paolo Franzoso, 53 anni, il vigile del fuoco in servizio a Comacchio morto martedì all’ospedale di Trecenta, a causa del contagio da coronavirus. «Non sto qui a dirvi chi fosse Paolo e tutto ciò che ha fatto, perché chi è qui oggi lo sa. Paolo lascia oggi il suo corpo, non abbracceremo più quelle due sue spalle tanto larghe che si faticava a stringerle, non sentiremo più quella sua voce, che spesso, finito il lavoro chiamavo per chiedere consigli. E lui, pur di stare al telefono, diceva una parola e metteva in bocca la forchetta. Non lo vedremo più arrivare con la Vespetta, su cui, se capitava, faceva fare un giro ai nipoti. Non arriveranno più foto buffe, con facce assurde. Ma tutto ciò che è riuscito a donarci e a trasmetterci io custodirò dentro di me».

Una morte, la sua, dovuta al Covid, che ha gettato nel dolore la comunità. Un uomo forte, pieno di vita e di amore, portato via dal contagio. Tanto che anche il presidente della Regione, Luca Zaia, in diretta, aveva parlato del suo caso, sottolineando come non fosse vaccinato. Ieri, però, era unicamente il giorno dedicato all’amore, al dolore e al ricordo per una persona che ha sempre fatto tantissimo per gli altri.

Molto bello il ricordo da parte di Davide Trombini, un collega di Paolo fin dal 1991: «Eri caparbio, per non dire testardo. Ma la tua testardaggine era bella perché l’hai messa a disposizione dei tuoi colleghi, diventando un rappresentante sindacale di tutto rispetto. Ci proteggevi, hai protetto anche i tuoi colleghi anche non iscritti. Avresti affrontato un leone pur di far valere un diritto e per proteggere la squadra perché eri veramente un grande capo squadra».

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