«Cure domiciliari, un rebus. Il vaccino previene i casi gravi»
Parla l'infettivologo Marco Libanore: meno ricoveri con l'immunizzazione
Uno dei tormentoni della campagna contro la vaccinazione di massa promuove le cosiddette “cure domiciliari anti-Covid”. Un’attività che, ad avviso di molti frequentatori dei social vicini al mondo no vax, non sarebbe garantita dal servizio pubblico con l’effetto di far crescere il numero dei ricoverati. «In realtà è che per alcune di queste cosiddette “terapie” non è ancora stata dimostrata l’efficacia – spiega Marco Libanore, direttore del reparto di Malattie infettive ospedaliero del Sant’Anna – L’Ivermectina, un farmaco utilizzato contro le parassitosi, era stato proposto anche a questo ospedale per una sperimentazione da compiere alcuni mesi fa assieme ad altri centri, ma non è andata a regime perché dopo i primi risultati, raccolti in Spagna e in altre nazioni, l’azienda che sponsorizzava il trial ha deciso di non procedere perché i dati preliminari non sembravano incoraggianti».
Il medicinale viene impiegato per combattere gli acari della scabbia, un parassita intestinale e altri “invasori”. «Contro il Covid verrebbe utilizzato con un dosaggio molto elevato su pazienti in cura a domicilio ma il farmaco ha effetti collaterali e per un monitoraggio efficace sarebbe opportuna la sorveglianza in ospedale». L’Idrossiclorochina è caduta nel dimenticatoio «ed è stata già messa al bando dall’Iss». A casa oggi (dove operano le Usca) si usa il cortisone, per ridurre l’infiammazione. Gli anticorpi monoclonali hanno condizioni d’uso restrittive: il paziente deve essere trattato nei primi giorni della virosi e non deve avere contratto la polmonite. In ospedale vengono somministrati antivirali (Remdesivir), anticorpi monoclonali, monoclonali anti Tnf (utilizzati in reumatologia) e l’eparina per ridurre il rischio di coaguli. «La vaccinazione previene l’infezione e riduce il rischio di Covid sintomatico, ricovero in terapia intensiva e morte con tassi che vanno dall’83 al 97%», conclude l’infettivologo.
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