Formazione e ricerca per la Sacca di Goro «Bene della comunità»
GORO. Continuano i laboratori delle Aree Interne del Basso Ferrarese organizzati da Unione Terre e Fiumi, in collaborazione con Cfp Cesta. Nei giorni scorsi “tappa” a Goro, appuntamento finalmente in presenza. Ad aprire l’incontro, moderato da Caterina Ferri per Cfp Cesta, il sindaco uscente – dopo 10 anni di mandato – Diego Viviani. «Grazie ad un impegno economico pubblico e privato abbiamo in questi anni lavorato sull’aspetto ambientale, perché la Sacca venisse valorizzata e supportata dall’uomo in modo da rendere il sistema efficiente sia da un punto di vista ecologico, che economico», ha detto il primo cittadino. Presenti alla serata numerosi esponenti del mondo della cooperazione che operano, attraverso i loro soci – circa l’80% – in questa area: Ruggero Villani, direttore di Confcooperative Ferrara e Chiara Bertelli di Lega Coop Estense.
«Il bene pubblico è un bene di tutta la comunità, questa è la Sacca di Goro. Ma per gestire questo bene serve un coordinamento che faccia agire, insieme, diversi soggetti: Comune, cooperative, corpi intermedi, Ente Parco, Regione», ha spiegato Villani. Chiara Bertelli di Lega Coop ha introdotto la necessità per questo territorio di innovare, fare ricerca e formazione per lo sviluppo strategico di questo settore. «Il Cluster AgriFood regionale, con focus sulla acquacoltura, è uno strumento di identificazione dei bisogni di questo settore, grazie alla partecipazione pubblico-privata produrremo un report finale per consentire alla Regione Emilia-Romagna di meglio indirizzare le risorse pubbliche a disposizione per la programmazione 2021-2027», ha concluso la Bertelli.
Giovanni Lolli, presidente di Cesta, ha chiuso l’incontro spiegando: «Siamo l’unica esperienza nazionale che si occupa di acquacoltura, abbiamo scuola e università. Il livello di innovazione in questo territorio è molto basso, velocemente bisogna formarlo e alzare il livello di scolarizzazione e digitalizzazione per renderlo competitivo per non rischiare, tra qualche anno, di essere fuori dal mercato. Dall’altra parte dell’Adriatico stanno correndo e sono molto più evoluti. Ora abbiamo le risorse, servono progetti ed idee oppure rischiamo di essere tagliati fuori e per far questo il sistema scuola, imprese, ricerca deve essere integrato».
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