La Nuova Ferrara

Ferrara

porto garibaldi e goro 

I pescatori gettano le reti Stop al fermo, si torna in mare

Katia Romagnoli
I pescatori gettano le reti Stop al fermo, si torna in mare

Paesanti: «Vediamo il bicchiere mezzo pieno, è andata abbastanza bene» Ma la polemica sulle regole imposte dall’Europa non sembra placarsi

3 MINUTI DI LETTURA





PORTO GARIBALDI. Canocchie, seppie, mazzancolle e tanti altri frutti dell’Adriatico sono tornati in tavola, da ieri, dopo la prima battuta di pesca di stagione. Cessato il fermo biologico che dal 31 luglio scorso aveva interessato tutte le marinerie da Trieste ad Ancona, anche i pescherecci di Porto Garibaldi, Goro e Gorino hanno ripreso il largo, chi allo scoccare della mezzanotte (tra domenica e lunedì), chi ieri mattina, alle prima luci dell’alba.

i numeri

Sono tuttavia una ventina le barche (dieci per ciascuna delle due marinerie) che si sono avventurate a saggiare i fondali, dopo essere tornate in possesso di licenze di pesca, ruolini e documenti di bordo trattenuti per un mese e mezzo dall’Ufficio circondariale marittimo di Porto Garibaldi e dall’Ufficio locale marittimo di Goro. «Il bicchiere è mezzo pieno – commenta Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative FedAgriPesca ER –; ci sono state annate partite peggio. I pescatori delle due marinerie locali hanno pescato discreti quantitativi di canocchie, oltre a mazzancolle, seppie, moli e merluzzetti e qualche calamaro. Il pesce è ancora piccolo, perché nato durante il periodo di fermo. Le triglie risultano ancora piccoline e, contrariamente al passato, ce ne sono poche».

Decisive per sondare meglio la situazione sui fondali saranno le prossime giornate di pesca, ma già ieri nei due mercati ittici la specie ittica più rappresentativa, quella delle canocchie, ha iniziato a definire il prezzo di vendita all’ingrosso, che oscilla dai 7-8 euro al chilo.

le rivendicazioni

I pescatori, intanto, non abbassano la guardia sul versante delle rivendicazioni legate alla riduzione dello sforzo di pesca, imposto dalle politiche comunitarie. «Stiamo lavorando, come associazioni, per promuovere un incontro unitario a Roma, in modo da rimarcare le nostre rivendicazioni al Governo e alla Commissione europea – sottolinea Sergio Caselli – responsabile di Lega Pesca Emilia Romagna –; siamo per una pesca sostenibile, ma la pratichiamo già da anni. Ci candidiamo a fare i netturbini del mare, raccogliendo i rifiuti che finiscono nelle reti, ma al pescatore deve essere riconosciuto questo ruolo, ad esempio togliendo 5-10 punti dalla licenza di pesca dopo un anno».

Per Sergio Caselli, «i benefici del fermo pesca si vedono, perché il mare ha riposato e c’è una maggiore presenza di pesce, in fase di crescita, ma la U. E. deve ascoltare le nostre richieste. Controllare lo sforzo di pesca nell’Adriatico, che presenta fondali bassi, non è come controllare i mari oceanici».

Tra le proposte in campo quella di attribuire alle marinerie nostrane una quota minima per la pesca del tonno rosso, la cui cattura, attualmente, è consentita solo in forma accidentale. Da divoratore di pesce azzurro, il tonno rosso entra in competizione con i pescatori, per cui estendendone le possibilità di cattura, si fornirebbe una risposta sostenibile alle imprese di pesca, già nella morsa di una riduzione progressiva dello sforzo di pesca. Stando alle condizioni attuali, è prevista una riduzione del 15% da raggiungere entro i prossimi 5 anni. Dopo la manifestazione di protesta del 12 giugno scorso, i pescatori non escludono altre iniziative.

Katia Romagnoli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google