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Il caso 

Grido d’allarme dalle campagne «La frutticoltura sta morendo»

Giovanna Corrieri
Grido d’allarme dalle campagne «La frutticoltura sta morendo»

Confcooperative e Cia supportate della Camera di Commercio chiedono aiuti «La situazione è drammatica: poco prodotto, costi aumentati, imprese in crisi»

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Nell’anno “terribile dell’ortofrutta ferrarese” , legato soprattutto alle gelate di aprile che hanno falcidiato diverse produzioni frutticole (con riduzioni del 60% per le pesche nettarine, del 70% per le susine, piante abate con 4-5 frutti), il rischio è perdere una forte specializzazione produttiva non più sostenibile, perdere aziende frutticole e posti di lavoro.

L’allarme è di Confagricoltura Ferrara e Cia Agricoltori Italiani Ferrara che fanno appello al mondo istituzionale ed economico perché in una logica di sistema si supporti un settore che, dati alla mano, il commissario straordinario della Camera di Commercio Paolo Govoni, ha definito «asset importantissimo per il nostro territorio dal punto di vista economico».

Da rivedere innanzitutto i tempi di erogazione degli aiuti, il sistema assicurativo e gli investimenti per l’adattamento al cambiamento climatico.

«Un quinto del tessuto produttivo a Ferrara è costituito da imprese che operano in agricoltura – ha sottolineato Govoni – si arriva a un quarto se si considerano anche le imprese che lavorano nell’agroalimentare, un settore quindi strategico per l’economia ferrarese. Si tratta di un’agricoltura che è (non vorrei dire era) fra le più produttive in Europa, un’agricoltura interessata da molte produzioni di qualità (44 prodotti certificati in Emilia Romagna, che è la regione con più prodotti certificati in Europa, di cui 18 della provincia di Ferrara); un settore che ha un indice di coinvolgimento di giovani superiore agli altri, un settore che sta facendo molti investimenti. Bisogna dare risposte pratiche a queste imprese, perché non parliamo solo di agricoltura ma anche di futuro del nostro territorio».

Per il presidente di Cia Stefano Calderoni «la situazione delle nostre campagne è drammatica: raccogliamo dei segnali di profonda sfiducia e l’orizzonte che stiano delineando è molto problematico perché non ci sono le condizioni per riuscire a garantire la sostenibilità delle aziende (oggi costa di più smaltire che produrre)».

C’è il rischio, ha aggiunto Calderoni, «che il nostro paese diventi una grande piattaforma di distribuzione di prodotti esteri e che le grandi catene di distribuzione facciano contratti poliennali con delle aziende estere, di fatto allontanando dal mercato la possibilità per il futuro di riuscire a garantire dei prezzi adeguati per le nostre imprese».

Da qui le richieste, elencate da Calderoni e Gianluca Vertuani (presidente Confagricoltura Ferrara): «aiuti subito, perché non c’è frutta ma i costi li abbiamo sostenuti, e in più aumenta il costo delle materie prime. I tempi sono un fattore determinante per dare un minimo di speranza (in Francia nel giro di qualche giorno hanno stanziato un miliardo di euro per gli agricoltori mentre noi non sappiamo quanto e quando arriveranno gli aiuti); bisogna poi fare ricerca, lavorare sulla genetica dell’ortofrutta, che è un elemento di sicurezza alimentare che ci permetterebbe di vincere le sfide del futuro; e bisogna rivedere il sistema assicurativo, che non è efficace: quando ci sono calamità il soggetto che paga di più è proprio il produttore» .

In particolare c’è la questione indennizzi: «rischiamo che vengano esclusi coloro che hanno investito in reti antigrandine, o sistema assicurativo, coloro che sono stati cioè più virtuosi e che ad oggi non potranno accedere, o in minima parte, ai benefici del decreto legislativo 102», ha detto Calderoni. Fra le richieste anche specifici sgravi sui contributi per lavoro dipendente e autonomo per le aree più colpite dalle calamità naturali e fitosanitarie; e la realizzazione di un modello efficace di protezione dal rischio climatico favorendo l’accesso delle aziende agricole agli strumenti di gestione del rischio, per scongiurare anche che le compagnie assicurative abbandonino il ramo.

Giovanna Corrieri

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