Esami dell’impronte e Dna su bottiglia, monete e chiavi
Dopo sette mesi il 22 settembre fissata la superperizia sui reperti Da qui attese le risposte per accusare o scagionare Filippo e Manuel Mazzoni
RERO. Si cercheranno le prove per chiudere, finalmente, l’inchiesta sul duplice omicidio dei cugini Riccardo e Dario Benazzi, uccisi e poi bruciati, e trovati dentro l’auto in fiamme nelle campagne di Rero la notte del 28 febbraio scorso. Prove su tutti i reperti raccolti in mesi di indagini da carabinieri e procura (pm Busato) che ora chiede, su sollecitazione del difensore Stefano Calderoni che assiste i due indagati per omicidio e distruzione di cadavere, Filippo e Manuel Mazzoni, che abitano nei pressi dell’impianto eolico al centro del delitto.
Padre e figlio sono indagati, accusati di aver ucciso i due cugini, ma al momento non vi sono prove schiaccianti su di loro e restano soltanto indagati. Le prove che l’accusa cerca e così la difesa (per scagionare i due, che si dicono del tutto estranei al duplice delitto) ruotano attorno a tutti gli esami che erano già stato affidati ai tecnici. Questa volta però, verranno svolti in incidente probatorio, come deciso dal giudice Vartan Giacomelli che ha fissato l’udienza al prossimo 22 settembre, in cui darà incarico ai periti Pasquale Linarello, biologo ed esperto di Dna, ex ufficiale del Ris e a Oscar Ghizzoni, chimico forense, di eseguire tutti gli accertamenti di natura biologica genetico forense e quelli di natura dattiloscopica e chimica. Gli esami sono elencati nell’atto notificato alle parti, e primo tra tutti lo Stub, per le tracce di polvere da sparo su indumenti e indagati (i prelievi fatti dopo l’omicidio) e ancora esami su scarpe e tappetini dell’auto di padre e figlio, alla ricerca del Dna, tracce biologiche all’interno della loro auto. Ma le nuove prove sono quelle di ricerche di tracce latenti e Dna estraneo alle vittime su una bottiglia di plastica rinvenuta nell’auto e ancora Dna su due monete e un portachiavi con tre chiavi e su uno scalpello di ferro trovati appunto del campo dell’impianto eolico dove sono stati uccisi i Benazzi. Tutti atti che dovranno dare risposte certe, all’accusa e alla difesa, per continuare l’indagine e chiuderla finalmente oppure scagionare i Mazzoni dall’accusa di essere gli assassini.
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