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Appello per la coppia che avvelenò il copparese «Tragedia senza fine»

Appello per la coppia che avvelenò il copparese «Tragedia senza fine»

Oggi a Bologna il caso del 63enne Balboni 

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IL CASO

La tanto tragica quanto assurda morte del copparese Vito Balboni torna nelle aule di tribunale. Questo perché dopo la sentenza emessa lo scorso gennaio a Bologna ai danni della coppia Rita di Majo e Claudio Furlan, ritenuti colpevoli dell’omicidio, il loro avvocato ha fatto subito richiesta di appello e così stamane alla Corte di Appello di Bologna i famigliari della vittima (che si sono costituiti parte civile) dovranno risentire il racconto della tragica fine del loro caro.

Il 63enne Balboni, trovato cadavere nella propria auto in un parcheggio in via Cadriano a Granarolo nel novembre del 2019, è stato avvelenato dalla coppia con un mix di farmaci neurodepressori e alcolici. I due hanno lasciato l’uomo (che viveva nel Bolognese con la moglie Roberta Bertazzani e la loro figlia adolescente) agonizzante dopo avergli portato via il bancomat, utilizzato per effettuare alcuni prelievi di contanti, quelli dai quali i carabinieri sono riusciti a ricostruire la vicenda e a denunciare la coppia. La condanna fu di 14 anni di carcere alla donna e 12 all’uomo, tre anni aggiuntivi di libertà vigilata per entrambi, poiché ritenuti pericolosi per la società, e un risarcimento economico alla moglie e ai familiari che si sono costituiti parte civile.

«Ogni volta sentire tutta la storia - dicono i parenti del 63enne attraverso l’avvocato ferrarese Roberto Testa - significa rivivere questa tragedia. Una morte dolorosa dal punto di vista umano, ma anche economico, perché Vito era l’unica fonte di reddito della famiglia».

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