«Un cracking “verde” al petrolchimico» Il Pd spariglia le carte
Proposta di Zappaterra e Costi in vista del tavolo nazionale della chimica No alla chiusura dell’impianto di Marghera
Si torna a parlare della chiusura del cracking di Porto Marghera, per la riconversione “verde” delle attività lagunari, e delle ripercussioni attese sul sistema industriale dei petrolchimici padani, a partire da quello di Ferrara. Il tavolo nazionale della chimica è infatti convocato il 15 settembre e, seppure la chiusura dell’impianto sia in programma nella primavera 2022, i tempi per intervenire su decisioni di questa portata si stanno registringendo. Per questo motivo appare di rilievo la presa di posizione del Pd regionale al suo massimo livello istituzionale, cioè la capogruppo Marcella Zappaterra e Palma Costi, vicepresidente della commissione politiche economiche, per le quali bisogna scegliere «una transizione economica intelligente, cioè capace di coniugare le necessità inderogabili di carattere ambientale con la sostenibilità occupazionale e sociale» dell’intera catena della plastica». Partendo da questo presupposto, le due dem sostengono che «non vi sono alternative realistiche alla realizzazione degli investimenti già previsti dal piano industriale di Versalis per garantire il mantenimento in attività del cracking di Marghera, riducendone l’impatto ambientale e garantendone l’ottimale funzionamento e le condizioni di sicurezza». Una posizione diversa da chi, anche a Ferrara, sostiene l’impossibilità di opporsi alla chiusura e l’opportunità di puntare ad una garanzia sulla continuità di forniture delle materie prime lì prodotte (etilene e propilene) per gli impianti di piazzale Donegani. «Riteniamo – dicono di più Zappaterra e Costi – che sarebbe opportuno realizzare un cracking di ultima generazione, alimentato da energia rinnovabile, all’interno del polo chimico di Ferrara, valorizzando al contempo l’impianto veneto verso il progressivo passaggio all’utilizzo di oli ottenuti con il riciclo chimico».
La principale conclusione, concludono le dem, resta «la salvaguardia del lavoro a Ferrara», per cui Zappaterra preannuncia un’interpellanza alla giunta regionale «per sapere come intenda attivarsi per scongiurare l’assunzione di decisioni che potrebbero mettere a rischio la produzione degli impianti e la stessa esistenza del polo chimico di Ferrara», oltre a chiedere che il sindaco e la giunta si attivino con il ministro Giorgetti «al fine di rilanciare il petrolchimico».
S.C.
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