«Le riforme ? Un passo avanti» Confronto sulla nuova Giustizia
Il direttore Negri: giù i tempi dei processi del 25%, udienza preliminare vero filtro I commissari Balboni e Tomasi: poche risorse dall’Ue, entusiasti dei cambiamenti
Le riforme del processo penale e dell'ordinamento giudiziario nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, legate ai finanziamenti decisi dal Governo. E in primis, l'obiettivo di ridurre entro il 2026 la durata dei processi del 25%, rafforzando l'«ufficio del processo», coi bandi partiti a livello nazionale per reclutare giuristi che svolgano attività di ausiliari del giudice.
Il confronto
A parlarne, ieri al Forum giustizia organizzato dal dipartimento di Giurisprudenza di Unife, i rappresentanti della Commissione giustizia: il sottosegretario alla giustizia, Francesco Paolo Sisto, il vicepresidente della Commissione, Alberto Balboni, e i deputati Vittorio Ferraresi e Maura Tomasi e Walter Verini (membri Commissione giustizia) e Catello Vitiello (Commissioni affari costituzionali). L'asse portante, ha spiegato il direttore di dipartimento, Daniele Negri, è proprio la riduzione del 25% della durata dei processi: «deflazione quindi, in parte seguita da un controllo sui tempi dell'indagine che sotto il profilo cronologico dovrebbe essere più contenuta. Ma che deve essere perseguita anche attraverso un mutamento della regola di giudizio dell'udienza preliminare, non più un filtro a maglie larghe, visto che più del 90% dei processi trattati in udienza preliminare passa al dibattimento appesantendo il processo». Legato poi proprio all’aspetto della deflazione, «cioè al fare in modo che ci siano più sentenze di non luogo a procedere che chiudano anticipatamente il processo e non lo appesantiscano nella durata col dibattimento - diceva Negri - c'è l'altra questione capitale della separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici». Una riforma che «è perfettibile ma è un grande passo avanti» ha sottolineato il sottosegretario Sisto calcolando l'arrivo al Senato per ottobre, e che per Catello Vitiello «è un accorgimento in corso d'opera di qualcosa che va cambiato, ma dopo l'88 nessuno è stato capace di creare le condizioni per una riforma del processo penale».
Poche risorse
Per Alberto Balboni, però, poche le risorse: «il recovery fund vale per l'Italia circa 200 miliardi. Se sono così importanti queste riforme perché destiniamo solo 1,5% alla Giustizia? Sono preoccupato che quasi tutte le risorse (2 miliardi) siano dedicate all'ufficio del processo: rischioso puntare tutto su questo. E si illudono i giovani con contratti a tempo determinato» («anche se l'Europa non ha dato risorse per il tempo indeterminato» ha replicato Ferraresi). Per Balboni non sarebbero inoltre abbreviati i tempi delle indagini, necessario sarebbe inserire per giudici e pm responsabilità per il rispetto dei tempi.
«Sono entusiasta di questa futura riforma in ordine alla ragionevole durata dei processi - ha commentato Maura Tomasi - fissare dei termini per appello e cassazione è fondamentale. Io ho appelli in penale fermi da sette anni». Walter Verini ha, infine, difeso il principio della rieducazione della pena.
Giovanna Corrieri
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