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La Regione ora pensa a una svolta: «Assumiamo i medici di base»

Giovanni Balugani
La Regione ora pensa a una svolta: «Assumiamo i medici di base»

L’assessore Donini: «Non più liberi professionisti, ma dipendenti. Il futuro è la medicina territoriale e le case della salute»

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Giovanni Balugani

Non dimenticare le criticità che la pandemia ha messo in evidenza nel sistema sanitario per valorizzare invece ciò che di positivo si è creato, a partire dalle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale), nate in Emilia Romagna, senza dimenticare l’implementazione della telemedicina e il potenziamento delle case della salute. E lavorare per un sistema sanitario integrato, che consenta una maggiore continuità tra la rete ospedaliera e il territorio. Sono questi i temi principali toccati l’altra sera alla Festa del Pd di Modena, dove l’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini è stato protagonista di una tavola rotonda sul futuro della sanità assieme a Silvana Borsari, direttore sanitario dell’Ausl di Modena, a Francesca Maletti, vicepresidente Commissione IV (sanità e sociale) della Regione, Carlo Curatola, presidente dell’Ordine dei medici di Modena.

«Deve essere la sanità a organizzarsi e non il paziente a spostarsi – ha sottolineato Donini - Il cittadino deve trovare punti di riferimento nei medici di Medicina generale sul territorio, nelle case della salute e, perché no, anche nelle farmacie che devono essere in grado di offrire sempre più servizi utili al benessere della persona. Alle persone va garantito il diritto di poter usufruire di una diagnosi e di una cura adeguate e non soltanto di una prestazione. Quello che serve allora è una presa in carico a tutti gli effetti. Noi dobbiamo difendere la possibilità che la sanità sia pubblica e universale».

Ma come? La risposta la si potrebbe trovare attraverso un piano articolato per punti che la Regione sembra avere ben chiaro e che contempla forti investimenti anche e soprattutto con i fondi che presto giungeranno dal Pnnr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Domicilio del cittadino come primo livello di assistenza e potenziamento delle Usca.

«Che – ha messo in evidenza l’assessore – sono nate qui in Emilia Romagna con la pandemia. I sanitari delle Usca sono andati nelle case, non solo a somministrare cure, ma anche a controllare i parametri vitali. Questa rete va tenuta in vita e potenziata».

E servono investimenti sul personale: «In Emilia Romagna abbiamo assunto più di 8mila professionisti – ha specificato Donini – ma siamo ancora al di sotto del livello di adeguatezza ottimale del comparto».

C’è poi la medicina territoriale che possa offrire al cittadino risposte a domicilio per evitare più possibile gli accessi inutili al pronto soccorso. «Questa è la sfida del futuro – ha evidenziato Donini – io non vedo un domani con medici di Medicina generale che lavorano da soli nel loro ambulatorio. Ma vedo medici che si associano in “medicina di gruppo”, in luoghi adeguati che magari possono offrire prestazioni nelle case della salute, che interagiscono tra di loro e che attraverso la telemedicina condividono anche una responsabilità usufruendo di una diagnostica specialistica in rete con le strutture sanitarie complesse. Per esempio non troverei scandaloso che si desse l’opportunità alle Regioni di assumere direttamente medici di Medicina generale, come dipendenti del servizio sanitario regionale e non soltanto come liberi professionisti convenzionati. Questa è una proposta che uscirà presto all’unanimità nella discussione che ci sarà tra tutte le Regioni e che darà al Governo e alla conferenza Stato-Regioni uno spunto di riflessione».

Benché l’assessore sia dell’idea che il Pnnr non sia la panacea di tutti i mali la Regione ha però già pronto un piano di investimenti che includerà l’adeguamento e l’implementazione di tutte le case della comunità sul territorio insieme alla costruzione di nuovi ospedali di comunità con strutture territoriali che siano in grado di intercettare la domanda di ospedalizzazione impropria e fare in modo che il cittadino trovi vicino a se questa composizione di risposta necessaria. Previsti inoltre adeguamenti antisismici e interventi di innovazione e potenziamento per quanto riguarda la telemedicina e l’assistenza domiciliare.

«Ottanta milioni di euro – ha dichiarato Donini – saranno utilizzati per sostituire in tutti gli ospedali quelle apparecchiature diagnostiche e chirurgiche che abbiano più di 5 anni implementandole con macchinari di alta tecnologia che utilizzano la robotica».

Serviranno per questo anche accordi con i Comuni: «Le risorse del Pnnr non si decideranno a tavolino in Regione ma verranno decise dalle Conferenze territoriali socio sanitarie per evitare errori. La pandemia ci ha mostrato gli errori del passato che dovremo cercare di non commettere mai più in futuro».

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